Forte di Belvedere

Aperto esclusivamente da giugno a ottobre in occasione di mostre temporanee

Forte Belvedere Mostra GONG di Eliseo Mattiacci

Oltre ad essere uno dei punti più panoramici della Città, è una pregevole opera architettonica realizzata alla fine del Cinquecento da Bernardo Buontalenti per volontà di Ferdinando I dei Medici.
Rappresenta l’ultima tappa del Corridoio Vasariano, nato per collegare Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli tramite una serie di corridoi, ponti e giardini.
Dal 2013 è sede di mostre di arte contemporanea internazionale.

Il colle di Boboli rappresenta l’unica altura inglobata, almeno per un versante, all’interno della cinta muraria della fine del XIII secolo. Alla sommità di questo versante è posta, nel punto più alto del circuito murario, la Porta di San Giorgio. Da sempre nelle strategie difensive della città il sistema dell’Oltrarno collinare eniva considerato uno dei punti deboli soprattutto con l’avvento in età moderna delle artiglierie.

La Fortezza di San Giovanni Battista (detta poi da Basso) voluta da Giulio de’ Medici – Papa Clemente VII - e realizzata da Antonio da Sangallo il Giovane negli anni tra il 1534 e il 1537, aveva certamente una funzione difensiva nell’area pianeggiante intorno alla città. Ma il suo scopo principale era quello di salvare la famiglia ducale e la sua corte dai tumulti interni: con estrema velocità avrebbero raggiunto la fortezza dal vicino Palazzo Medici in via Larga.

Il successore di Alessandro, Cosimo I, provvederà a far realizzare, intorno agli anni cinquanta del XVI secolo, la fortificazione del colle di San Miniato e le relative mura difensive e la creazione di una cortina muraria bastionata all’interno delle mura trecentesche tra San Frediano e Boboli.

Lo spostamento definitivo della corte granducale da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti con Ferdinando I, avrà certamente influenzato la decisione di realizzare la nuova fortezza a ridosso delle mura che circondavano il giardino di Boboli contiguo a Palazzo Pitti. Il principe e la corte avrebbero raggiunto, in caso di pericolo interno, in velocità e sicurezza un rifugio fortificato da dove si poteva dominare la città.

Il diarista fiorentino Agostino Lapi così lasciò scritto in data 28 ottobre 1590: “si murò la prima pietra del fondamento primo della nuova muraglia e maravigliosa fortezza, posta sopra Porta San Giorgio...nell’Orto de’ Pitti li inventori e li architettori principali furono il signor Giovanni figlio del Granduca Cosimo e Messer Bernardo Buontalenti di ingegno elevatissimo”.

Per la realizzazione quindi di questa formidabile fortezza “a guardia della città e del palazzo” il Granduca Ferdinando si rivolse a due architetti esperti nelle fortificazioni: Bernardo Buontalenti e Don Giovanni de’ Medici, fratellastro dello stesso Granduca.

Sappiamo, da un disegno dell’epoca, che la fortificazione doveva essere ancora più complessa con una serie di bastioni e tenaglie pronti a inglobare le antiche mura e le difese più recenti per rendere ancora più efficace la difesa dall’esterno.

La caratteristica pianta stellare, prevista dalla trattatistica per le fortezze poste in luoghi con accentuate variazioni altimetriche, è definita con cinque bastioni dei quali due rivolti verso la città (con i nomi suggestivi di Boboli e Le Monache) con al centro un contrafforte triangolare detto la Diamantina, e gli altri tre posti a difesa di Firenze (chiamati La Pace, Casin Interno e San Giorgio) verso le colline di San Miniato e Arcetri.

E’ importante sottolineare come la palazzina, forse di disegno ammanatiano, fosse preesistente alla realizzazione del Forte che la ingloba, e che rappresentasse un reale “belvedere” ad uso della corte granducale.

La palazzina divenne il centro di comando della fortezza e nei suoi sotterranei venne realizzata una vera e propria camera “blindata” in grado di tenere al sicuro, grazie a una serie di accorgimenti e trabocchetti, il tesoro di stato. Per secoli il Forte di Belvedere ha assolto alla sua funzione militare, senza peraltro subire attacchi né esterni né interni.

Persa la funzionalità strategica difensiva rimase al demanio militare fino al 1954 quando la proprietà venne trasferita al demanio civile. In quegli anni prese avvio un grande progetto di recupero da parte del Soprintendente Nello Bemporad che, ispirato dal concetto di terrazza sulla città, non esitò a intervenire in maniera decisa sulla struttura con l’ambizione pienamente riuscita di creare un luogo di incomparabile suggestione con un mirabile affaccio su Firenze e le sue colline.

Oggi il Forte di Belvedere rappresenta un punto di riferimento monumentale, storico artistico e paesaggistico di enorme importanza e persegue la propria vocazione espositiva, nata nella seconda metà del secolo scorso, ospitando eventi e mostre di altissimo livello. Ricordiamo in particolare, fra le tante esposizioni rimaste nella memoria dei fiorentini e dei visitatori, la mostra di Henry Moore nel 1972, che in una lettera al Sindaco di allora così si esprime nei confronti del Forte: “Non vi è infatti luogo nel mondo dove esporre sculture all’aperto, in rapporto a un’architettura e a una città, migliore del Forte di Belvedere, con i suoi dintorni imponenti e le meravigliose vedute verso Firenze”.
La vocazione espositiva viene confermata nel corso degli anni da una serie di memorabili eventi, fra i più importanti:

  • Dani Karavan; 1978
  • Umberto Mastroianni;1981
  • Mario Ceroli;1983
  • Michelangelo Pistoletto;1984
  • Arnaldo Pomodoro;1986
  • L’Idea Ferrari; 1990
  • Fernando Botero; 1991
  • Mimmo Paladino; 1993
  • Belvedere dell’arte “Orizzonti” 2003
  • Jean-Michel Folon; 2005


Nel 2013, dopo la lunga chiusura dovuta ai tragici eventi del 2006 e del 2008 ed alle successive opere di restauro e messa in sicurezza, il Forte di Belvedere riapre (in occasione della festa di San Giovanni), con un’importante mostra espositiva dedicata alle opere di Zhang Huan, artista cinese protagonista della scena artistica contemporanea internazionale.
Altre mostre si sono poi succedute:

  • Giuseppe Penone "prospettiva vegetale"; 2014
  • Antony Gormley "Human"; 2015
  • Jan Fabre. Spiritual Guards; 2016
  • YTALIA Energia Pensiero Bellezza; 2017
  • GONG. Eliseo Mattiacci al Forte di Belvedere; 2018

Il Forte Belvedere riapre con Listri e Rivalta
Da fine giugno a ottobre due nuove mostre di arte contemporanea

Dal 2014 il Forte di Belvedere ha accolto oltre 600.000 visitatori per le mostre di Giuseppe Penone, Antony Gormley, Jan Fabre, YTALIA ed Eliseo Mattiacci, affermandosi come uno dei più importanti centri espositivi a livello internazionale. Quest’anno il Forte riaprirà da fine giugno ad ottobre accogliendo due importanti artisti italiani: il fotografo Massimo Listri, conosciuto in tutto il mondo per la qualità concettuale e poetica delle sue immagini, che dopo gli esordi da ritrattista è oggi considerato maestro riconosciuto della fotografia di architettura e di ambiente, e Davide Rivalta, scultore capace di sovvertire la riproduzione figurativa del mondo animale, suo soggetto d’elezione con sculture in bronzo in cui l'alterità della figura - più che apparire riprodotta – sembra essere diversamente presente e reale.

Le mostre sono un progetto di Museo Novecento, con la direzione artistica di Sergio Risaliti e a cura di Saretto Cincinelli e Sergio Risaliti.

Si aggiorna così la tradizione del Forte di Belvedere, che dalla mai dimenticata personale di Henry Moore del 1972 è stato l’ambito traguardo di grandi maestri all’apice della loro carriera, un vero e proprio “altare” di consacrazione e storicizzazione mentre quest’anno il Forte rinnova la propria vocazione alla contemporaneità e si posiziona nel sistema dell’arte come un palcoscenico dell’innovazione e della valorizzazione delle nuove generazioni.

La scelta di Rivalta, in particolar modo, dimostra come Firenze sappia essere un vero e proprio laboratorio della sperimentazione: per la prima volta nella storia delle grandi monografiche estive le sculture dell’artista classe 1974 saranno installate anche nel quartiere di Sorgane, creando un ponte di bellezza tra il centro storico e un luogo non canonico per il turismo culturale (e un'opera è già stata installata al Teatro del Maggio musicale). Un progetto di inclusione poetica, perché tutti i cittadini si sentano parte di questo grande laboratorio artistico che è la città di Firenze.

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