Mostre

Nel ventre antico del Palazzo

10 luglio - 5 agosto 2021
Le sculture di Paolo Staccioli in mostra nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio

Una serie di bronzi e ceramiche di Paolo Staccioli, soprattutto raffiguranti guerrieri e cavalli, sono esposti fino al 5 agosto in Sala d’Arme a Palazzo Vecchio. Un’ampia monografica che racconta la storia e la vita di un artista toscano, fiorentino.
La mostra, copromossa dal Comune e dall’Associazione Giampaolo Talani, è curata da Antonio Natali, l’esposizione sarà visitabile in orario 10-18.30, con ingresso libero.
La Sala d’Arme, idealmente spartita in sei spazi, definiti da pilastri e volte a crociera, ospita le opere come concepite in una catena di installazioni di singoli valore e significato che compongono poi un disegno comune. Nel “ventre antico d’un edificio che è sempre stato dimora del governo cittadino - scrive Antonio Natali nel catalogo che accompagna la mostra - questi guerrieri, dopo il rito della vestitura d’armi, si preparano (alla stregua di gladiatori in attesa di entrare nell’arena) a un allineamento geometrico [...].
Nelle creazioni di Staccioli l’antico e la tradizione seguitano a proporsi come modelli; vigili come sentinelle i guerrieri da lui plasmati non s’oppongono ai tempi nuovi ma sorvegliano che la nobiltà trascorsa non venga dimenticata o irrisa addirittura”.

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Beautiful lies

30 aprile - 29 agosto 2021
Con la mostra dell'artista Ali Banisadr (Teheran 1976) l'arte contemporanea entra in Palazzo Vecchio (Sala dei Gigli), e al Museo Bardini

Il Museo Novecento esce fuori dalla sua sede in Piazza Santa Maria Novella e come in precedenti occasioni propone un nuovo appuntamento con l’arte contemporanea internazionale in Palazzo Vecchio, nella Sala dei Gigli, e al Museo Stefano Bardini, dove dal 30 aprile al 29 agosto 2021, si terrà la mostra Beautiful lies di Ali Banisadr (Teheran 1976), a cura di Sergio Risaliti, organizzata da Mus.e. Dopo aver lasciato l’Iran a soli dodici anni insieme alla famiglia, Banisadr ha raggiunto prima la Turchia e successivamente gli Stati Uniti, fermandosi in un primo momento a San Diego, successivamente a San Francisco e poi a New York, dove l’artista vive ancora oggi.  

La mostra, la prima dell’artista in un museo pubblico italiano e la prima a Firenze, mette la sua opera a confronto con l’arte e la storia di Firenze: al Museo Bardini i dipinti dell’artista saranno in dialogo con le opere della collezione creata da Stefano Bardini, con i marmi e le pitture medievali e rinascimentali, con i tappeti persiani e con le rilucenti armature conservate nel museo caratterizzato dal celebre ‘blu’ Bardini, mentre in Palazzo Vecchio, Banisadr è stato invitato a realizzare tre dipinti site-specific, ispirati dalla lettura della Divina Commedia di Dante in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta.

La foto di copertina è di Julia Niebuhr.

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Bronzino e il Sommo Poeta

12 febbraio - 31 maggio 2021
A Palazzo Vecchio un ritratto allegorico di Dante 

Nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, il Comune di Firenze presenta “Bronzino e il Sommo Poeta. Un ritratto allegorico di Dante in Palazzo Vecchio”, esponendo all’interno del Salone dei Cinquecento, il “Ritratto allegorico di Dante”, opera di Agnolo Bronzino. L’esposizione del dipinto, promossa dal Comune di Firenze, curata da Antonio Natali e Sergio Risaliti e realizzata da MUS.E, si terrà a partire dal 12 febbraio e fino al 31 maggio 2021 e sarà inclusa nel percorso museale di Palazzo Vecchio.

La storia di questa lunetta è riferita da Giorgio Vasari nella Vita del Bronzino. Secondo la ricostruzione vasariana infatti il ritratto di Dante oggetto della mostra in Palazzo Vecchio, un olio su tela datato 1532-1533, fu commissionato al pittore insieme ai ritratti di Petrarca e Boccaccio per ornare una camera della casa del colto banchiere fiorentino Bartolomeo Bettini, con “poeti che hanno con versi e prese toscane cantato d’amore” nelle lunette delle pareti e al centro una tavola con “Venere e Cupido” dipinta dal Pontormo su cartone di Michelangelo Buonarroti, oggi conservata alla Galleria dell’Accademia. L’ambizioso progetto, rimasto incompiuto, coinvolgeva i maggiori pittori attivi in città in quel periodo e anticipava temi cari ai letterati della futura Accademia Fiorentina (cui appartenne lo stesso Bronzino fino al 1547), come la superiorità della lingua toscana e il rapporto tra arte e poesia.

Dei tre ritratti commissionati al Bronzino, solo quello di Dante è arrivato fino ad oggi. Conosciuto in passato attraverso un disegno preparatorio della testa del poeta (conservato alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera), una copia su tavola (conservata nella Collezione Kress della National Gallery of art di Washington) e varie riproduzioni grafiche, è stato a lungo disperso finché la tela non è stata rinvenuta in una collezione privata fiorentina e accolta dalla critica come l’originale del ritratto dantesco ricordato nella biografia vasariana dell’artista.

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Raffaello e Firenze

31 ottobre 2020 - 10 marzo 2021
Presso la Sala d'Arme la mostra per celebrare i 500 anni dalla morte del maestro urbinate

In occasione dell’anniversario della morte di Raffaello (1520-2020), il Comune di Firenze e MUS.E, con il sostegno del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio e in collaborazione con il Palais de Beaux-Arts de Lille, organizzano la mostra Raffaello e Firenze, a cura di Valentina Zucchi e Sergio Risaliti.

L’esposizione - nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio fino al 10 marzo 2021 - vuole valorizzare il periodo fiorentino dell’artista, ovvero gli anni in cui Raffaello, già munito di gloria e di onori, tra la fine del 1504 e l’inizio del 1505, si trasferisce nella capitale toscana e vi soggiorna fino al trasferimento a Roma nel 1508. Ad attrarlo il fervido clima fiorentino del primo Cinquecento animato, tra gli altri, da artisti giganteschi come Leonardo e Michelangelo.

La mostra ruota attorno a un prestito eccezionale, il Ritratto di giovane donna in busto, un prezioso disegno oggi al Palais des Beaux-Arts de Lille, risalente agli anni fiorentini di Raffaello ed emblematico dell’intenso dialogo intrattenuto con i grandi artisti incontrati in città, primo fra tutti Leonardo.

All’iniziativa si affiancano percorsi guidati nel centro storico, sui luoghi correlati al soggiorno del pittore, definiti d’intesa con l’Ufficio Patrimonio Mondiale dell’amministrazione civica: si terranno tutti i sabati e tutte le domeniche alle 15.00, a partire dal 7 novembre sino alla fine di dicembre. La prenotazione è obbligatoria e si può effettuare per telefono (055 2768224), o via mail (info[at]muse.comune.fi.it).

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Il ritorno di Giuseppe, principe dei sogni. Gli arazzi medicei della Sala dei Duecento

26 febbraio 2019 - 28 novembre 2021
I 20 arazzi medicei tornano in Palazzo Vecchio esposti a rotazione in cinque cicli

La magnifica serie di venti arazzi con Storie di Giuseppe, voluta dal duca Cosimo I de’ Medici e tessuta tra il 1545 e il 1553 su disegno di tre dei maggiori artisti dell’epoca, Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati, adornava in origine la Sala dei Duecento di Palazzo Vecchio, l’antica aula consiliare della città.

Quando Firenze era capitale del Regno d’Italia, tra il 1865 e il 1871, la serie fu divisa e dieci dei venti arazzi entrarono a fare parte del patrimonio reale, per poi giungere nel Palazzo del Quirinale a Roma e quindi infine passare in dotazione alla Presidenza della Repubblica. Gli altri dieci rimasero a Firenze, di proprietà delle ‘Gallerie’ statali della città, e nel 1872 vennero concessi in deposito al Comune da poco insediatosi in Palazzo Vecchio.

Da allora la serie è rimasta divisa tra Roma e Firenze, finché la mostra itinerante Il Principe dei Sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino, organizzata in occasione di Expo 2015, non ha permesso di vederla di nuova riunita, per la prima volta dopo un secolo e mezzo, nel Palazzo del Quirinale a Roma, nel Palazzo Reale a Milano e infine in Palazzo Vecchio, nella stessa sala per la quale fu tessuta. La Sala dei Duecento, sgombrata per l’occasione dai banchi del Consiglio comunale, riproponeva allora l’allestimento spettacolare dei tempi di Cosimo I, progettato per stupire gli ospiti di corte con una successione ininterrotta di preziosi panni istoriati, dalle trame scintillanti, che ricoprivano completamente le pareti del vasto ambiente fino a sei metri di altezza.

Terminata la mostra, la sala è tornata a ospitare le riunioni del Consiglio cittadino, ma con nuovi arredi e impianti, appositamente progettati per rendere possibile un’ideale convivenza tra la sua funzione istituzionale, la stessa per la quale fu costruita all’inizio del XIV secolo, e l’esposizione dei monumentali arazzi che in una diversa fase della sua storia ne adornavano sontuosamente le pareti.

Grazie a un accordo speciale tra il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e il Comune di Firenze, oggi la Sala dei Duecento, nei giorni in cui non ospita le sedute consiliari, entra a fare parte del percorso di visita del palazzo, per consentire al pubblico di ammirare i preziosi arazzi, di nuovo uniti e qui esposti nel più assoluto rispetto delle particolari esigenze conservative di questo genere di manufatti.

L’uso antico degli arazzi ne prevedeva l’esposizione solo per feste e cerimonie importanti o in base ai cicli stagionali e tra una sortita e l’altra i panni riposavano al buio nelle Guardarobe delle dimore nobiliari, sotto le cure di maestranze specializzate. Su modello di quelle buone pratiche, nella Sala dei Duecento gli arazzi con Storie di Giuseppe tornano quindi ad essere esposti a rotazione in gruppi di quattro, secondo un programma di sostituzioni semestrali della durata complessiva di trenta mesi. Gli avvicendamenti seguono l’ordine narrativo delle scene. Ogni sei mesi sarà dunque possibile scoprire un nuovo capitolo della storia del patriarca Giuseppe, attraverso la straordinaria maestria dei pittori e tessitori che furono chiamati da Cosimo I a farsi interpreti di quel racconto biblico.

Il protagonista delle scene raffigurate negli arazzi della Sala dei Duecento, Giuseppe ebreo figlio di Giacobbe, come è scritto nella Bibbia, possiede la facoltà divinatoria di predire il futuro attraverso l’interpretazione dei sogni. Deve le sue sventure ai fratelli che, mossi da invidia e rancore, prima pensano di ucciderlo e poi, di nascosto al padre, lo vendono come schiavo a mercanti egiziani. Grazie alle sue capacità e doti divine, Giuseppe riesce tuttavia a riscattarsi, tanto da diventare viceré dell’Egitto, e alla fine perdona i fratelli e accoglie tutta la famiglia sotto la sua protezione.

Analogamente i Medici, più volte cacciati dai loro concittadini, si erano infine affermati alla guida dello stato fiorentino governando con clemenza e generosità. Giuseppe era un figlio cadetto, nato dalle seconde nozze di Giacobbe, così come Cosimo I discendeva da un ramo collaterale della famiglia Medici. La storia di Giuseppe costituiva dunque una metafora ideale per un ciclo di arazzi che avrebbe dovuto rappresentare la grandezza del duca Cosimo, fondatore del mito mediceo, come una delle sue maggiori imprese nel campo delle arti.

Le prime notizie del ciclo coincidono con l’arrivo a Firenze dei due arazzieri incaricati della sua tessitura, i fiamminghi Jan Rost e Nicolas Karcher, dalle cui botteghe, impiantate in città a spese di Cosimo I, usciranno gli artefici di una gloriosa manifattura che in Italia sarà l’unica a rimanere attiva per due secoli. Perfetto connubio di invenzione artistica e maestria tecnica, la serie con Storie di Giuseppe è, allo stesso tempo, la prima opera di rilievo dell’arazzeria fiorentina e il suo capolavoro.

Cosimo I vuole rivaleggiare in magnificenza con le più antiche e prestigiose corti d’Europa e così il progetto è grandioso: venti panni istoriati, disegnati da sommi artisti e tessuti con largo impiego di costosi filati in seta e argento, della dimensione straordinaria di quasi sei metri di altezza, per una superficie totale di 428 metri quadrati, poco meno del doppio di quella degli arazzi con Storie degli Apostoli che trent’anni prima il papa Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, aveva fatto realizzare su cartoni di Raffaello e aiuti per la Cappella Sistina. Il valore dell’opera è inestimabile e per questo i successori di Cosimo ebbero premura di conservarla. Data la particolare fragilità di questo genere di manufatti, è un fatto estremamente raro, se non unico, che una serie di arazzi così numerosa, costituita da materiali tanto deperibili come la seta, ci sia pervenuta nella sua interezza.

Altrettanto straordinario è stato l’impegno che ha richiesto il moderno restauro della serie, durato in tutto quasi trent’anni, dal 1983, quando gli arazzi di Firenze furono staccati dalle pareti dalla Sala dei Duecento dopo più di un secolo di esposizione ininterrotta, fino al 2012. A questa colossale impresa si deve la costituzione dei due laboratori altamente specializzati che di fatto hanno dato origine alla scuola italiana del restauro degli arazzi. Il primo fu quello appositamente creato in Palazzo Vecchio nel 1985 dall’Opificio delle Pietre Dure, con la collaborazione del Comune di Firenze, per il restauro dei dieci arazzi rimossi dalla Sala dei Duecento. Qui si formarono la funzionaria e le restauratrici che nel 1995, a loro volta, istituirono il laboratorio appositamente allestito nel Palazzo del Quirinale a Roma per il recupero dei dieci arazzi della Presidenza della Repubblica. L’esposizione alternata di tutta la serie che qui si propone rappresenta anche l’occasione di mostrare i risultati di quel sapiente lavoro e della singolare unità di intenti che ne ha contrassegnato l’intero corso.

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Visitabile solo su prenotazione
http://bigliettimusei.comune.fi.it/

Orario di visita:
Martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica / Tuesday, Wednesday, Friday, Saturday, Sunday 10-18 (10 am - 6 pm)

Biglietto: € 3.00  (da acquistarsi unitamente al biglietto del museo di Palazzo Vecchio)

Gratuito: fino a 18 anni, gruppi di studenti e rispettivi insegnanti ( necessario presentare l'elenco dei partecipanti su carta intestata della scuola), guide turistiche e interpreti con gruppi, giornalisti, disabili e rispettivi accompagnatori, membri ICOM, ICOMOS e ICCROM, per motivi di studio e di ricerca attestati da enti o istituzioni, soggetti di specifiche convenzioni, avvenimenti di particolare rilievo culturale e sociale.

 

26 febbraio ~ 25 agosto 2019
1 - Il sogno dei manipoli
2 - Giuseppe racconta il sogno del sole, della luna e delle stelle
3 - Vendita di Giuseppe
4 - Lamento di Giacobbe

3 settembre 2019 - 23 febbraio 2020
5 - Giuseppe e la moglie di Putifarre
6 - Giuseppe fugge dalla moglie di Putifarre
7 - Giuseppe in prigione e il banchetto del Faraone
8 - Giuseppe spiega il sogno del Faraone delle vacche grasse e magre

3 marzo - 22 novembre 2020
  9 - Vendita del grano ai fratelli
10 - Giuseppe prende in ostaggio Simeone
11 - Beniamino ricevuto da Giuseppe
12 - Convito di Giuseppe con i fratelli

1 dicembre 2020 - 23 maggio 2021
13 - La coppa di Giuseppe ritrovata nel sacco di Beniamino
14 - Giuseppe trattiene Beniamino
15 - Giuseppe si fa riconoscere dai fratelli e congeda gli Egiziani
16 - Giuseppe perdona i fratelli

1 giugno - 28 novembre 2021
17 - Incontro di Giuseppe con Giacobbe in Egitto
18 - Il Faraone accetta Giacobbe nel regno
19 - Giacobbe benedice i figli di Giuseppe
20 - Sepoltura di Giacobbe

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