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La Cappella Brancacci

Nel corso del 2022 presso la Cappella è allestito un cantiere di attività diagnostica e restauro seguito dal Servizio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio. A partire da venerdì 4 febbraio il pubblico può accedere in sicurezza al sito servendosi dei ponteggi, per apprezzare da vicino i capolavori di Masaccio, Masolino da Panicale e Filippino Lippi

Nel 1268 un gruppo di frati giunti da Pisa fonda a Firenze la chiesa della beata Vergine del Carmelo. I lavori di costruzione vengono portati avanti con il contributo del Comune e delle più facoltose famiglie fiorentine e si protraggono anche oltre la data della consacrazione (1422), terminando soltanto nel 1475. La facciata della chiesa resta incompiuta; ancora oggi si presenta con un grezzo paramento in pietrame e laterizio.

Intanto, grazie alla progressiva acquisizione di terreni circostanti, il complesso comincia ad espandersi con la costruzione degli ambienti conventuali; a partire dal tardo Duecento sorgono il primo chiostro, il dormitorio, il refettorio, la sala capitolare, l'infermeria. Fra il Tre e il Quattrocento si moltiplicano gli interventi di decorazione dei nuovi locali, come attestano gli affreschi ancora presenti o staccati. Cresce nel frattempo l’importanza del convento, presso i cui ambienti si insediano varie compagnie laicali. Nel XIV secolo esso diventa Studium Generale, ovvero Università con facoltà di conferire i gradi accademici, e dà l'abito a Sant'Andrea Corsini (1301-1374).

L'assetto della chiesa viene alterato già nel Cinquecento quando, analogamente ad altre chiese fiorentine, anche questa subisce consistenti lavori di adeguamento ai precetti dettati dal Concilio di Trento. Per volontà del Duca Cosimo I, infatti, l'architetto Giorgio Vasari rimuove il tramezzo, colloca il coro nel presbiterio e rinnova completamente gli altari. Intensi lavori di ammodernamento interessano successivamente anche gli ambienti conventuali: fra il 1597 e il 1612 viene ristrutturato il primo chiostro, che comporta la perdita del celebre affresco della Sagra di Masaccio; poi vengono costruiti il secondo refettorio, detto Sala Vanni dall'autore dell'affresco che lo decora (ca. 1645), e la nuova biblioteca.

Un terribile incendio scoppiato nel 1771 provoca la distruzione degli interni della chiesa e la perdita di larga parte dei suoi arredi. Ne sono risparmiate l'antica Sagrestia (decorata da affreschi dell'inizio del Quattrocento), la Cappella Brancacci e la Cappella Corsini (1675-1683), raro e pregevole esempio di barocco romano a Firenze. Entro pochi anni la chiesa viene completamente rinnovata in stile tardo-barocco dall'architetto Giuseppe Ruggieri, affiancato dai pittori Giuseppe Romei e Domenico Stagi, assumendo l'aspetto che la caratterizza ancora oggi.

L'iniziativa di decorare la cappella, fondata dalla famiglia Brancacci nel tardo Trecento, si deve al ricco mercante Felice Brancacci che nel 1423, di ritorno dall'Egitto, commissiona l'esecuzione degli affreschi. Alle Storie di San Pietro, santo a cui era in origine intitolata la cappella, lavorano insieme Masolino e Masaccio ; a causa della partenza del primo per l'Ungheria e del secondo per Roma, nel 1427 gli affreschi rimangono però incompiuti. In seguito all'esilio del Brancacci (1436), caduto in disgrazia per le sue simpatie antimedicee, i frati del convento fanno cancellare i ritratti di tutti i personaggi legati alla sua famiglia e nel 1460 intitolano la cappella alla Madonna del Popolo, inserendovi la venerata tavola duecentesca. Soltanto negli anni 1481-1483 Filippino Lippi effettuerà il ripristino e il completamento delle scene mancanti. I dipinti rischiano più volte di andare perduti: nel 1680 la Granduchessa Vittoria della Rovere si oppone al proposito del marchese Ferroni di trasformare la cappella in stile barocco, ma alla metà del Settecento vengono effettuati interventi di ammodernamento che distruggono le pitture della volta e delle lunette. Scampata all'incendio che nel 1771 devasta l'interno della chiesa, la cappella è acquistata nel 1780 dai Riccardi, che rinnovano altare e pavimento. Gli affreschi, trascurati per tutto l'Ottocento, vengono sottoposti a spolveratura nel 1904; l'intervento di restauro effettuato nel 1981-1989 ha finalmente permesso di recuperare la loro limpida e brillante cromia.

Clicca qui per il dettaglio delle scene e le attribuzioni agli artisti 

1422 Il 19 aprile si consacra la chiesa di Santa Maria del Carmine. La cerimonia viene immortalata da Masaccio in un affresco monocromo eseguito nel chiostro, perduto all’inizio del ‘600: la celebre Sagra.

1423 Felice Brancacci, mercante fiorentino e Console del Mare, di ritorno dall’Egitto commissiona gli affreschi della cappella di famiglia, affidandoli a Masolino affiancato dal più giovane Masaccio. La grande bifora della parete di fondo viene ridotta per ospitare, in basso, la scena conclusiva del ciclo. Gli affreschi restano incompiuti per la partenza di Masolino per l’Ungheria (1425) e il trasferimento di Masaccio a Roma (1427), dove morirà nel 1428.

1436 Per le sue simpatie anti-medicee, Felice Brancacci cade in disgrazia e viene esiliato. In seguito sembra che vengano rimossi dagli affreschi i ritratti di personaggi legati ai Brancacci. Solo nel 1474 la famiglia verrà riabilitata e potrà rientrare a Firenze.

1436 Per le sue simpatie anti-medicee, Felice Brancacci cade in disgrazia e viene esiliato. Solo nel 1474 la famiglia verrà riabilitata e potrà rientrare a Firenze.

Post 1460 I frati cambiano la dedicazione della Cappella intitolandola alla Madonna del Popolo e sulla parete di fondo viene inserita la venerata tavola duecentesca, nascondendo e forse danneggiando una scena affrescata da Masaccio.

c. 1481-1485 Il ciclo di affreschi viene integrato e completato da Filippino Lippi.

1670-1674 Vengono installati gli elementi marmorei della Cappella e forse in questi anni furono dipinte anche le frasche per coprire le nudità di Adamo ed Eva, rimosse nell’ultimo restauro.

1734 Pulitura degli affreschi eseguita dal pittore Antonio Pillori.

1746-1748 L'antica volta a crociera affrescata da Masolino con i Quattro Evangelisti, insieme alle sottostanti lunette e semilunette affrescate da Masolino e da Masaccio, viene distrutta e sostituita da una volta a cupola decorata dal pittore Vincenzo Meucci con la Vergine che dà lo scapolare a san Simone Stock. Sulla parete di fondo viene addossato un grande altare barocco ad incorniciare la Madonna del Popolo.

1771 Nella notte fra il 28 e il 29 gennaio un disastroso incendio distrugge gran parte della chiesa, risparmiando la Cappella Brancacci, i cui affreschi tuttavia risultano alterati dal calore sprigionato dalle fiamme. Nel 1780 il patronato della Cappella viene ceduto dai Brancacci al marchese Gabriele Riccardi, che la fa restaurare dal pittore Giuseppe Romei facendo ricostruire anche tutte le parti marmoree.

1904 Si ha notizia di un consolidamento degli affreschi nel 1865 circa seguito da una fase di progressivo degrado, per cui si interviene nel 1904 con la spolveratura a cura di Filippo Fiscali.

1929-32 Viene ingrandito il finestrone, viene rifatto il pavimento e si riducono le proporzioni dell'altare barocco riportando alla luce porzioni di pittura ai lati del finestrone.

1981-1990 Campagna di restauro completo della Cappella con la rimozione della mostra dell'altare barocco. Recupero e distacco delle sinopie di due perdute semilunette di Masolino e Masaccio, oggi conservate nella Sala della Colonna. Rimozione delle ridipinture e degli strati di depositi superficiali che offuscavano i colori.

2022 Campagna di monitoraggio, indagini diagnostiche e restauro degli affreschi.

1. La Cappella Brancacci è considerata un capolavoro assoluto della pittura, con cui si inaugura il Primo Rinascimento.

2. È stata voluta dai Brancacci, una delle famiglie più in vista della Firenze del Quattrocento, poi caduta in disgrazia a causa del contrasto con la famiglia dei Medici.

3. L’hanno dipinta tre tra i più famosi pittori della storia: Masolino da Panicale, Masaccio e Filippino Lippi.

4. Il ciclo costituisce una delle più complete rappresentazioni delle storie di San Pietro, che ricevette il compito di fondare la Chiesa di Cristo per proseguire la missione di salvare l'uomo dopo il peccato originale e la cacciata dal paradiso.

5. Con Masaccio nasce la pittura moderna grazie alla sintesi compositiva e formale, alla capacità di rappresentare figure e ambientazioni osservando la realtà e alla potente espressione dei sentimenti, che conferisce una nuova dignità all'umanità raffigurata.

6. Lo spazio, con i suoi elementi paesaggistici o architettonici e le figure che lo popolano, è costruito secondo le leggi della prospettiva che Masaccio aveva appreso da Brunelleschi.

7. Nelle scene l'illuminazione è realistica e unificata, come se la fonte di luce che investe le figure proiettando le loro ombre portate provenisse dalla finestra della cappella.

8. Vi si possono individuare alcuni tra i personaggi più famosi della Firenze del tempo, oltre ai ritratti dei tre pittori che eseguirono il ciclo.

9. È stata ammirata e lodata fin dalle origini e ha costituito un modello su cui intere generazioni di artisti si sono formate, come Leonardo da Vinci e Michelangelo.

10. È sopravvissuta al devastante incendio del 1771 che distrusse quasi completamente la Chiesa del Carmine.

Modalità di accesso

La Cappella Brancacci rimane accessibile durante il cantiere, anche se in modo diverso. Piccoli gruppi, su prenotazione, hanno un’opportunità unica e straordinaria: osservare gli affreschi dallo stesso punto di vista dei pittori.

Lunedì Venerdì Sabato 10-17, Domenica 13-17
Monday Friday Saturday 10 am - 5 pm, Sunday 1-5pm

Chiuso martedì mercoledì giovedì
Closed tuesday wednesday thursday

La vendita dei biglietti termina 45 minuti della chiusura
Last tickets sold 45 minutes before closing time

Intero € 10.00
Full price € 10.00

Ridotto (18-25 anni e studenti universitari) € 7.00
Concessions (visitors aged 18-25, university students) € 7.00

Il tempo di permanenza consentito nella Cappella Brancacci è di max 30 minuti. Poiché il limite di affollamento nella cappella è di 10 persone, può rendersi necessaria una breve attesa.

Maximum time each visitor may spend in the Brancacci Chapel: 30 minutes. There may be a short wait because no more than 10 people are allowed in the chapel at any one time

Si può prenotare online contestualmente all'acquisto dei biglietti sulla biglietteria ufficiale http://bigliettimusei.comune.fi.it/, per informazioni e prenotazioni scrivendo a cappellabrancacci@musefirenze.it oppure telefonando allo 055 2768224. 

 

+39 055 2768224
cappellabrancacci@musefirenze.it

Il progetto Brancacci

Nel 2021 è iniziato il progetto di diagnostica e valorizzazione dedicato alla Cappella Brancacci, che vede la partecipazione delle più importanti istituzioni italiane (il Servizio Belle Arti del Comune di Firenze, la Soprintendenza SABAP, il CNR-ISPC e l’Opificio delle Pietre Dure), con la collaborazione di Università e professionisti privati. Il restauro della Cappella è reso possibile grazie al contributo di Friends of Florence e Jay Pritzker Foundation.

Il progetto realizzerà, nel corso del 2022, indagini approfondite non solo sulle cause di degrado, ma anche sulle tecniche esecutive dell’opera. Tra il 2022 e il 2023, prevedrà poi lo sviluppo di ambienti di realtà virtuale che coinvolgeranno il pubblico, anche da remoto e in modalità immersiva, attraverso nuovi canali di comunicazione digitale.

Da gennaio 2022 all’interno della Cappella è allestito un cantiere con un ponteggio per effettuare le operazioni
necessarie allo studio dello stato di conservazione del ciclo di affreschi di Masaccio, Masolino da Panicale e Filippino Lippi, capolavoro del Primo Rinascimento, ed effettuare gli interventi necessari alla sua salvaguardia.

Perché un cantiere nella Cappella Brancacci?
Nel 2020 il Comune di Firenze ha predisposto un ponteggio per consentire, oltre alla manutenzione ordinaria, anche l’ispezione a distanza ravvicinata degli affreschi per valutarne lo stato di salute. Il ciclo è apparso in buono stato di conservazione ma è stata accertata la presenza di alcuni fenomeni localizzati di deterioramento: distacchi dell’intonaco pittorico, graffi localizzati, sollevamenti e cadute della pellicola pittorica. Ecco perché oggi è necessario conoscere e comprendere le cause che hanno provocato questi fenomeni e determinare la corretta procedura d’intervento.

Perché è necessario un altro restauro?
Non esiste un intervento che possa mettere al riparo definitivamente un’opera d’arte, ma è necessario prendersene cura regolarmente. L’invecchiamento è un fenomeno naturale che accade comunemente al nostro patrimonio. Affinché le alterazioni non diventino oggetto di deterioramento è necessario monitorare ed eventualmente intervenire.
Per questo, dopo trenta anni dall’ultimo restauro, è necessaria una revisione dello stato di salute dell’opera, attraverso strumenti diagnostici oggi più raffinati che consentono di raccogliere informazioni più dettagliate non solo sulle cause di degrado, ma anche sulle tecniche esecutive dell’opera. Il restauro, infatti, non è solo conservazione ma anche conoscenza dell’opera stessa e del suo contesto.

Perché ci prendiamo cura della Cappella Brancacci?
Come ci prendiamo cura della nostra salute e della salute di una persona a noi cara, così ci dobbiamo prendere cura del nostro patrimonio culturale, che rappresenta la nostra eredità.

Ecco perché ci preoccupiamo di questo patrimonio fatto di niente: sabbia, calce e polvere che solo il lavoro dell’uomo ha consentito di trasformare in opera d’arte in grado di attraversare i secoli con il proprio messaggio. Perché questo messaggio immateriale possa arrivare alle generazioni future, così come è arrivato a noi, è indispensabile conservare la materia di cui esso è costituito.

Cosa succederà dopo il restauro?
L’intervento di restauro permetterà di creare le condizioni per ridurre il rischio di ulteriori danni e nel 2023 la Cappella Brancacci sarà libera dal ponteggio.
In futuro sarà necessario continuare le attività di monitoraggio dello stato di salute della Cappella: infatti nessun intervento, per quanto attento e non invasivo, potrà mai interrompere il naturale processo di invecchiamento delle superfici.
Per questo verrà sviluppato un nuovo sistema per archiviare gli interventi passati e trasmetterne i risultati ai futuri addetti ai lavori.

Chi lavora al cantiere e cosa fa?
Tecnici e scienziati di varie discipline (chimici, fisici, architetti, ingegneri, restauratori) e di diverse istituzioni (Servizio Belle Arti del Comune di Firenze, Soprintendenza sabap, cnr-ispc, Opificio delle Pietre Dure), con la collaborazione di Università e professionisti, stanno effettuando le operazioni di monitoraggio sulle superfici della Cappella.
Questo intervento prevede indagini diagnostiche con tecniche non-distruttive e strumentazione portatile finalizzate a comprendere la natura e la dinamica del degrado attraverso lo studio dei fenomeni di alterazione; aumentare con le nuove tecnologie il livello di conoscenza delle tecniche di esecuzione utilizzate dai pittori; verificare l’efficacia e la durabilità degli interventi precedenti, in particolare sui leganti e sui pigmenti dei ritocchi pittorici.

Perchè il messaggio immateriale trasportato nei secoli da questa opera d’arte possa arrivare alle generazioni future, dobbiamo poterlo anche raccontare in modo che possa essere continuamente riscoperto attraverso media diversi.

Ecco perchè il Progetto Brancacci prevede anche lo studio e lo sviluppo di ambienti di realtà virtuale immersiva e interattiva (con tecnologie 3d e 360), fruibili a partire dall’estate 2022.

Per realizzare questi ambienti, accessibili anche on line, dobbiamo partire dal patrimonio, attraverso campagne di acquisizioni digitali (rilievi fotogrammetrici, acquisizioni foto e video 360) che consentiranno di modellare in tre dimensioni lo spazio e narrarne la storia anche attraverso i risultati del cantiere di diagnostica.

Gallery e download

Clicca qui per vedere il video Masaccio e la Firenze del Rinascimento
Clicca qui per vedere la video-guida ufficiale della Cappella Brancacci

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