"Essere solo voce/ e dire ciò che l'anima rinserra/senza pudori. [...] Essere solo voce/ e vivere più a lungo,/ non perire, / quando il gelo d'inverno/ mi serrerà la gola...". sono versi di Giusi Verbaro (1938 - 2015), poeta, critica letteraria e d'arte, organizzatrice culturale, fondatrice di premi letterari, tessitrice di una fitta trama di interconnessioni con alcune grandi personalità del Novecento e del nuovo secolo (Luzi, Caproni, Spaziani, Mauro...). A lei è dedicato l'incontro che omaggia la sua poesia e la sua poetica grazie a due preziosi studi filologico-critici .
Poesia come pervicace inesausta esegesi del mondo e di sé, poesia come orizzonte cercato, desiderato, come territorio compenetrato e inseparabile dalla critica, poesia come tocco, come parola che ci tasta, ci sfiora, testimoniandoci, nonostante l'entità immane del dolore, il nostro essere in vita. Giuseppe Panella contempla la poesia di Verbaro come "una narrazione spirituale".
"Sono nata in Calabria, proprio di faccia allo Ionio. Il mio mare, da sempre grembo e richiamo.
[...]A Firenze, dalla Calabria, con i miei trapiantati lì per motivi lavoro, sono arrivata adolescente (erano gli ultimi anni Cinquanta) creandovi nuove radici.
A Firenze ho compiuto gli studi, fino alla laurea in Biologia.
[...] E se il mio destino di poesia, vissuto, non so se più con pena o allegria , tra il mare di Calabria e le pietre umide della "mia" Firenze, già è in grado di chiarirmi il senso del lungo vagare alla ricerca di Itaca, sento che "l'erranza" forse non sarà stata inutile o inconcludente".
Così Verbaro si racconta in "Scritture femminili in Toscana. Voci per un autodizionario".
Gli studi al centro dell'incontro: "Giusi Verbaro La parola che quadra e che scompiglia Poesie 1971 - 2013" a cura di Caterina Verbaro (Rubettino) e "Giusi Verbaro l'estetica dello spirito tra parola, arte e critica" di Salvatore Iacopetta (Florence Art Edizioni) sono improntati a una cura minuziosa e a una profonda valorizzazione anche del suo costante e immane lavoro di autocritica e autoesegesi. "[Giusi] studia se stessa da una distanza, in cui si percepisce il metodo della donna di scienza", scrive Ernestina Pellegrini.
"Il titolo del libro, "La parola che quadra e che scompiglia", cita un verso di Giusi Verbaro, che luminosamente dice la doppia valenza del suo poetare, rigoroso percorso di conoscenza e insieme energia di perenne palingenesi interiore...". A donare queste parole, Caterina Verbaro, studiosa e figlia di Giusi.
Introduce:
Carla Zarrilli (Archivio per la Scrittura e la Memoria delle donne A. Contini Bonacossi)
prof.ssa Ernestina Pellegrini (Università di Firenze)
prof. Stefano Giovannuzzi (Università di Perugia)
dott.ssa Francesca Cecchi, curatrice del Fondo archivistico di Giusi Verbaro
Letture a cura di Maria Grosso (Biblioteca delle Oblate)
saranno presenti Caterina Verbaro e Salvatore lacopetta
coordina Silvia Tozzi (Florence Art Edizioni)
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni telefonare al numero 055 2616512 oppure scrivere all'indirizzo bibliotecadelleoblate@comune.fi.it
L'iniziativa si terrà nella Sala conferenze Sibilla Aleramo