Leoncillo. L’antico

Fino al 1° maggio al Museo Novecento una mostra dedicata allo scultore umbro in collaborazione col Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Leoncillo. L’antico dal 3 dicembre al 1 maggio, è il nuovo appuntamento dedicato ai grandi maestri italiani del XX secolo che intende mettere in luce l’interesse del grande scultore umbro (Spoleto, 1915 – Roma, 1968) per l’antico, rileggendo le sue creazioni plastiche alla luce del rapporto con la grande arte del passato. Concepita come un vero e proprio ‘assolo’, la mostra è la prima in un museo italiano dedicata a indagare i profondi rapporti che Leoncillo ha intrattenuto con l’antico, arcaico e classico, oltre che con i grandi maestri del rinascimento e del barocco, lungo tutto l’arco della sua trentennale attività (1938-1968). Come in precedenti occasioni viene consolidato il rapporto di collaborazione con altri musei e istituzioni fiorentine.

Una delle più celebri opere di Leoncillo, Amanti antichi (1965) che rimanda al celeberrimo Sarcofago degli sposi. sarà esposta al Museo Archeologico Nazionale di Firenze a sottolineare la continuità di un dialogo fecondo tra arte contemporanea e passato, in questo caso con l’espressione artistica degli antichi etruschi, le cui creazioni impressionarono Leoncillo per la loro profonda comprensione dei sentimenti umani sospesi tra amore e morte, vita e aldilà.

Le opere esposte, una trentina fra sculture, pannelli e carte, mettono in evidenza infatti la continuità di sguardo che ne attraversa tutto il lavoro, al di là delle classificazioni più tradizionali e basate unicamente su criteri stilistici: infatti, dagli esseri ibridi e mostruosi del 1939 sino all’ultimo e celebrato decennio in cui trionfa l’esperienza della materia, attraverso la stagione neocubista (1946-1955), Leoncillo non rinuncia mai ad articolare un confronto intimo ed impegnativo con il grande passato della scultura, non soltanto per restituire dignità al proprio materiale d’elezione, la ceramica, ridotta in genere a semplice strumento da artigiani, ma collocandosi implicitamente sullo stesso piano dei maestri e delle civiltà artistiche che l’hanno preceduto di fronte allo stesso soggetto privilegiato, l’uomo, e allo stesso dramma: la sofferenza e la morte. 

La mostra, a cura di Enrico Mascelloni e Martina Corgnati con la direzione artistica di Sergio Risaliti, organizzata da MUS.E, costituisce il primo tentativo sistematico di indagine sulle presenze antiche in tutta l’opera del maestro umbro, riunendo tra le altre le tre terrecotte policrome invetriate ricordate come i Mostri – creature ibride ispirate al mondo classico realizzate negli ultimi anni Trenta, la Sirena, l’Ermafrodito e l’Arpia, prossime agli esempi coevi della Scuola Romana, in particolare a Scipione. 

Maggiori informazioni su Museo Novecento

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