La Sardegna: un mare di libri

Alla Biblioteca delle Oblate una rassegna dedicata a libri, scrittori ed editori sardi a cura del Circolo culturale sardo di Firenze. Prossimo appuntamento sabato 17 settembre.

"La Sardegna: un mare di libri " è una rassegna a cura del Circolo culturale sardo di Firenze che si propone di far conoscere la bellezza e la cultura dell'Isola. 

La partecipazione è gratuita ed è consigliata la prenotazione tramite la piattaforma online dedicata oppure contattando la Biblioteca al numero 055 261 6512 e all'indirizzo bibliotecadelleoblate@comune.fi.it

Ore 17.30 - Sala storica Dino Campana 

"Gavino torna al mare" di Gavino Tore Frulio (Carlo Delfino editore, 2021)

Introduce Angelino Mereu, Presidente Associazione Culturale Sardi in Toscana

Letture a cura di Elena Riccio. Sarà presente l'Autore

IL LIBRO – “Il Mare e il suo straordinario ambiente sono essenziali per la nostra vita, come l’aria, come i boschi, l’acqua e il verde del Pianeta. Sino a poco tempo fa questo ci sembrava normale, persino quasi banale. “Gavino torna al mare” adesso riaffiora, dopo essere, chissà, finito nelle secche del tempo e del ricordo… dimenticato nei luoghi dell’interno! È di un grande eroe il suo nome: il primo martire turritano della Sardegna romana. Il nocchiere ci accompagna sicuro nelle rotte ventose di un “nuovo navigare”, salpando dalle coste dell’Isola, ancora circondata dal vuoto e dal silenzio millenario. Un racconto che, attraverso il vasto Mediterraneo, nella calma di lunghissime giornate di navigazione, ci fa ritrovare la dimensione intima dell’acqua, degli approdi, dello stesso Mare”.

L’AUTOREGiuseppe Tore Frulio (1952) docente, architetto ed urbanista, è nato in Sardegna, ad Alghero ed ha studiato all’Università di Firenze. Ha insegnato a Bologna, Alghero, Sassari e Firenze. Sin dall’infanzia ha amato navigare. Nel 1988 fonda la “Caixa del Coral” (Associazione di Cultura del Mare) e partecipa, con un gozzo a vela latina, all’arrivo in Catalogna della Fiamma delle Olimpiadi di “Barcelona ’92”. Ha disegnato, studiato e raccontato soprattutto città, porti e territori costieri. Nonostante il suo rapporto ancestrale con il mare, da vent’anni ha trovato approdo alla confluenza del torrente Pesa con il fiume Arno, nelle colline del Chianti fiorentino.

Franca Carboni, autrice del libro “Grazia Deledda e il lettino dello psicanalista”, dialogherà con Silvia Alessandri, ex Vicedirettrice della Biblioteca Nazionale di Firenze. L’evento rientra nelle iniziative proposte dall’ACSIT – Associazione Culturale Sardi in Toscana – nell’ambito dell’Estate Fiorentina e rientra anche negli eventi programmati per ricordare i 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda. 

Grazia Deledda è protagonista, spesso misconosciuta, di una narrazione emozionale descritta nei suoi romanzi con straordinaria lucidità. Man mano che aumenta la sua produzione letteraria viene sottolineata la criticità di un mondo radicato nel passato con i suoi valori autentici, ma profondamente in crisi di fronte all’avvento della disumana società tecnologica. 

Franca Carboni, neuropsichiatra, ci condurrà attraverso un percorso emozionale e psicopatologico perfettamente delineato dalla Deledda. L’ispirazione per l’ incontro, durante il quale l’autrice racconterà e analizzerà i personaggi della scrittrice premio Nobel per la letteratura, come mai avvenuto prima, partono dal libro “Grazia Deledda e il lettino dello psicanalista” attraverso il quale, in particolare, viene evidenziato come i vissuti psicologici dei personaggi deleddiani siano quanto mai attuali, fatto, questo, che rende l’autrice nuorese particolarmente moderna. 

Bastiana Madau ripercorre alcuni tratti salienti del pensiero della grande scrittrice e filosofa Simone de Beauvoir, come quello della «costruzione morale», che a suo dire attraversa l’intera opera. L’autrice da un lato si misura con perizia intorno ad alcuni testi (in particolare Memorie di una ragazza per bene, Per una morale dell’ambiguità e L’invitata) e dall’altro si sporge verso la riconoscenza. Bastiana Madau ci consegna una Simone de Beauvoir felice, nel senso del superamento della frattura tra l’io e il resto del mondo che non è mai un «paesaggio abbandonato», ma una superficie complessa di vaste e intense relazioni di cui la morale rappresenta orientamento essenziale.

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