Dal 4 al 22 novembre in Sala D'Arme, la mostra che ripercorre i giorni dell’emergenza e i mesi della ricostruzione dell’alluvione del 1966
Firenze ricorda il 60° anniversario dell’alluvione del 1966
“Da ogni paese da ogni nazione ci sono giunti aiuti e soccorsi, e ancora ne giungeranno da paesi e popoli sempre più lontani. Ho passato l’ultima notte dell’anno con 500 giovani di ogni razza lingua e religione, venuti a ripulire la nostra città come fosse stata la loro casa” Piero Bargellini
Sessant’anni dopo il 4 novembre 1966, Firenze torna a raccontare una delle pagine più drammatiche della propria storia, scegliendo di guardare non soltanto alla devastazione provocata dall’alluvione, ma anche alla straordinaria ondata di solidarietà che ne seguì. Firenze per il mondo, il mondo per Firenze. 60° anniversario dell’alluvione. 1966–2026 è il progetto espositivo promosso dal Comune di Firenze e da Fondazione MUS.E, a cura di Rita Corsini e Valentina Zucchi, in partenariato con l’Archivio storico del Comune di Firenze, realizzato grazie agli sponsor Banco Fiorentino, ChiantiBanca e Bcc Pontassieve.
Attraverso un video immersivo e una selezione di testimonianze e materiali d’archivio, custoditi dall’Archivio Storico del Comune di Firenze, la mostra ripercorre i giorni dell’emergenza e i mesi della ricostruzione, restituendo il racconto corale di una città che, di fronte alla catastrofe, seppe raccogliere intorno a sé una comunità mondiale.
Nelle prime ore del 4 novembre 1966, mentre l’Arno rompeva gli argini e l’acqua invadeva strade, piazze, abitazioni, botteghe, biblioteche e musei, Firenze si trovò improvvisamente isolata, privata di servizi essenziali e collegamenti. Al ritirarsi delle acque, la città apparve sommersa dal fango, con un patrimonio umano, artistico e culturale gravemente ferito. Fin dai primi giorni, tuttavia, con la regia dell’amministrazione comunale, alla disperazione si affiancò una mobilitazione senza precedenti: accanto alle forze armate, alle istituzioni e ai soccorritori italiani, governi, amministrazioni cittadine, organizzazioni internazionali, associazioni e semplici cittadini di ogni parte del mondo risposero all’emergenza con aiuti e interventi diretti, invii di materiali e di mezzi, offerte di denaro, iniziative di raccolta fondi.
Telegrammi, lettere, fotografie, quotidiani, documenti amministrativi e filmati d’epoca costituiscono il tessuto di una narrazione che valorizza in particolare lo straordinario patrimonio dell’Archivio storico del Comune di Firenze. Materiali in larga parte inediti permettono di riscoprire il dialogo continuo fra la città e il mondo, tra richieste di aiuto e risposte solidali, tra parole di conforto e interventi concreti, dando voce tanto alle grandi istituzioni quanto a persone comuni, spesso rimaste anonime.
Al centro del percorso è la figura del sindaco Piero Bargellini, chiamato a guidare Firenze in uno dei momenti più difficili della sua storia, e il ruolo dell’amministrazione comunale nell’organizzazione dei soccorsi e nel coordinamento degli aiuti. I documenti restituiscono la complessità di quei giorni, tra le richieste urgenti di viveri, acqua, medicinali, disinfettanti e attrezzature, la necessità di ripristinare i servizi essenziali e l’impegno per assistere le famiglie rimaste senza casa. Già nei giorni immediatamente successivi all’alluvione, il Comune attivò due centri operativi a Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti, affiancati da presìdi periferici nei quartieri, per rispondere ai bisogni della popolazione e affrontare le conseguenze del disastro.
Ma è soprattutto attraverso le storie individuali, custodite nelle migliaia di lettere e telegrammi giunti a Palazzo Vecchio, che emerge la dimensione più sorprendente della solidarietà. Tra i tantissimi casi, dalle famiglie di Aberfan, in Galles, a loro volta duramente provate da una tragedia, arrivò una commovente testimonianza di vicinanza. Dal piccolo villaggio di Higashikawa, nell’isola giapponese di Hokkaido, ventidue bambini di una scuola elementare raccolsero 12.000 yen recuperando e vendendo vecchie bottiglie: un gesto paziente e generoso, accompagnato da altrettante lettere indirizzate ai coetanei fiorentini, con l’invito a non perdere il coraggio e l’augurio di ritrovare presto la felicità. Dalla Francia, quattro giovanissime studentesse di una scuola di Ablon inviarono il ricavato di una colletta, esprimendo il desiderio di entrare in contatto con ragazze e ragazzi fiorentini della loro età.
Accanto a queste testimonianze, la documentazione racconta una mobilitazione di portata internazionale. Dalle città italiane giunsero immediatamente mezzi, generi alimentari e personale specializzato; da Reims, città gemella di Firenze, un contributo destinato alle famiglie alluvionate; dall’Unione Sovietica la disponibilità a inviare dieci specialisti per il restauro delle opere d’arte danneggiate. A Chicago, il mondo della musica si mobilitò attraverso iniziative benefiche a favore di Firenze, mentre da numerosi paesi europei e da altri continenti si moltiplicarono concerti, aste, sottoscrizioni, iniziative culturali e raccolte di fondi. Un intreccio di interventi pubblici e privati, piccoli e grandi, accomunati dalla volontà di contribuire alla rinascita della città e alla salvaguardia del suo patrimonio.
Una parte particolarmente significativa di questa storia è quella dei giovani del servizio civile internazionale e dei tantissimi volontari, arrivati da ogni parte d’Italia e del mondo per liberare case, botteghe, cantine, biblioteche e opere d’arte dall’acqua e dai detriti e passati alla memoria collettiva come gli “angeli del fango”. Studenti, lavoratori e professionisti di nazionalità, lingue e culture diverse condivisero settimane di lavoro durissimo, spesso in condizioni di grande disagio. La documentazione del centro operativo di via Ghibellina, attivo con il sostegno del Comune, registra in poco più di un mese il passaggio di circa ottocento giovani di diverse nazionalità, impegnati per circa 3.600 giornate lavorative. Un’esperienza di partecipazione e generosità che lasciò un segno profondo nella città e nei suoi protagonisti.
La mostra è a ingresso gratuito