Qui abitavano Raffaello Graziani, Benvenuta Russo Graziani, Maria Graziani, Haim Vitale Graziani, Sara Graziani
La “colpa” di Raffaello Graziani, della moglie Benvenuta, dei loro tre figli Haim Vitale, Sara e Maria, era di essere ebrei. Negli anni Trenta del secolo scorso avevano lasciato la Turchia per stabilirsi a Firenze, in via dei Macci, nutriti dalla speranza di una vita nuova e sicura. Conducevano un'esistenza estremamente umile: il padre lavorava come venditore ambulante e due figli come operai. Non si erano nascosti, erano rimasti a casa loro, facendo la vita di sempre, da tutti conosciuti nel popolare quartiere di Santa Croce, al tempo molto povero. Nonostante la loro manifesta povertà, i Graziani finirono nel mirino del regime nazi-fascista a causa di un tragico intreccio di avidità e sospetto. Fatale fu la loro parentela con qualcuno che invece l’Ufficio Affari Ebraici cercava attivamente, ossia il trentenne Aldo Tedeschi, figlio dello shammash (tuttofare) della sinagoga, la cui famiglia era già stata arrestata il 6 novembre del 1943 e sterminata ad Auschwitz. Circolava la falsa convinzione che la famiglia nascondesse un presunto "tesoro del tempio". Questa diceria attirò l'attenzione di Giovanni Martelloni, capo dell'Ufficio per gli affari ebraici, che assoldò due spie, Angela Fanelli e Anna Scavezzon, per incastrarli. Il destino della famiglia si compì tra il 20 e il 21 maggio del 1944, quando furono arrestati e, dopo un passaggio nel campo di Fossoli, deportati ad Auschwitz il 26 giugno dello stesso anno. Di quel gruppo familiare, solo la figlia Maria riuscì a sopravvivere all'orrore del campo di sterminio. È stata proprio la sua preziosa testimonianza, unita a meticolose ricerche d’archivio condotte da storici come Marta Baiardi, a permettere di ricomporre i tasselli di questa storia di tradimento e persecuzione.