Qui abitavano Egisto Mario Millul, Lelia Bemporad Millul
Con la legge n. 211 del 2000 la Repubblica ha istituito per "il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz" il Giorno della Memoria "al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte".
La legge si prefigge anche di ricordare "coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati".
In questo luogo abbiamo l'occasione di una doppia rimembranza.
La cattura
Partiamo da una definizione minima della differenza democrazia e regime politico dittatoriale: in un regime democratico lo Stato risponde alle necessità e alle istanze della società, in una dittatura invece la ragione di Stato mobilita la società e la utilizza per i propri fini "superiori".
A partire dal 1938 il regime fascista si attiva prima con azioni di sollecitazione e mobilitazione di massa ("Manifesto degli scienziati razzisti") e poi emanando una serie di disposizioni di legge ("provvedimenti per la difesa della razza italiana") che escludono gli ebrei dalla vita civile.
Agli ebrei fu vietato di insegnare e studiare nelle scuole pubbliche, lavorare nella pubblica amministrazione. Agli gli ebrei fu vietato di possedere o dirigere grandi aziende, prestare servizio militare e contrarre matrimoni con cittadini “ariani”. Gli ebrei furono censiti.
Insomma, furono emarginati e discriminati sul piano sociale ed economico, perdendo diritti fondamentali. Il razzismo divenne un'ideologia di Stato.
Per i primi cinque anni, dal 1938 al 1943, la persecuzione fu soprattutto di carattere giuridico e civile: in un clima di propaganda antisemita vi furono proibizioni, vessazioni, umiliazioni ed angherie.
La situazione cambiò tragicamente dopo l’8 settembre 1943, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana e con l’occupazione tedesca dell’Italia centro-settentrionale. La persecuzione divenne persecuzione di polizia: con arresti, torture, internamenti, deportazioni verso i campi di sterminio.
Gli ebrei diventarono “nemici dello Stato”, privi di diritti alla libertà personale e alla vita, soggetti ad ogni tipo di sopruso e alla confisca totale dei beni.
La Repubblica Sociale e i suoi sgherri collaborarono attivamente con i nazisti nella persecuzione: cercando delatori, arrestando personalmente gli ebrei, incassando i premi per le spie, saccheggiando i beni degli ebrei e consegnandoli ai tedeschi per il trasporto verso i campi di sterminio.
Ricordiamo qui una coppia di toscani che è stata vittima di questa macchina infernale.
Egisto Mario Millul, figlio di Enrico Millul e Zaira Servi nato a Firenze il 13 gennaio 1890 era un modesto commerciante ambulante, aveva probabilmente una bottega in Oltrarno e andava con il carretto a vendere stracci. Un "barrocciaio straccivendolo" si sarebbe detto.
Egisto era sposato con Lelia Bemporad. Lelia Bemporad era figlia di Jader Bemporad e Emma Barroccio ed era nata a Scansano GR il 20 settembre 1893.
La coppia aveva una figlia, Marcella nata nel 1925.
Nei momenti più duri della persecuzione a Firenze qualcuno cercò di mettere in salvo almeno la figlia e contattò la famiglia di Donato Settimelli, un partigiano fidato. Fidato perché Settimelli aveva diverse condanne al confino per antifascismo.
Donato andò dove i Millul avevano una bottega proprio nel momento in cui i nazifascisti stavano facendo una retata e riuscì a mettere in salvo Marcella, allora adolescente.
Secondo testimonianze di persone che hanno conosciuto Marcella, la ragazza ha assistito alla cattura dei genitori.
I genitori Egisto Mario e Lelia Millul furono arrestati il 31 dicembre 1943 in via Carlo Del Prete. Furono incarcerati a Firenze e poi trasferiti a Milano dove furono rinchiusi nel carcere di San Vittore. Dopo un mese di detenzione, il 30 gennaio 1944 partirono con il convoglio numero 6 per il campo di sterminio di Auschwitz.
Arrivarono ad Auschwitz il 6 febbraio 1944. Cioè, dopo sette giorni. Possiamo immaginare un viaggio di una settimana stipati in un vagone piombato senza cibo né acqua.
Quasi certamente furono inviati immediatamente alle camere a gas perché i coniugi erano cinquantenni e nessuno dei due era adatto al lavoro sfiancante del campo.
Oltre questo tragico episodio è però doveroso ricordare un’opera di salvataggio. Perché la famiglia di Donato Settimelli, il partigiano a cui i genitori avevano affidata Marcella, la mise in salvo e la nascose per tutto il periodo della guerra.
E di questo salvataggio è rimasto un vivido racconto di un testimone, il figlio di Donato, Wladimiro.
Così la ragazza era entrata in casa Settimelli in piazza Gavinana con il solo vestito che aveva addosso. Una sorella per i due figli di Donato. Al vicinato Marcella veniva presentata come "la figlia di certi parenti rimasti senza casa per colpa di bombardamenti".
Wladimiro la ricorda traumatizzata "Per lei dai giorni dell'entrata in vigore delle leggi razziali fasciste era tutto uno scappare, un cambiare casa o cantina, un chiedere ospitalità per qualche ora o per qualche giorno da amici o parenti fuori città".
"Ogni volta che qualcuno suonava il campanello di casa lei doveva nascondersi sotto il letto in camera aveva terrore che la portassero via"
Marcella ha poi vissuto a stretto contatto con la comunità ebraica dove molti la ricordano.
N Bonomi Braverman
(Foto di Francesco Pastore, IIS Leonardo da Vinci di Firenze)