I coniugi Ubu

Dal 3 all’8 febbraio, al Nuovo Rifredi Scena Aperta, Angelo Savelli firma la regia di uno spettacolo liberamente tratto dalle opere di Alfred Jarry

Vigliaccheria e ferocia, sberleffo goliardico e parodia grottesca del Macbeth shakespeariano, con richiami alle macchiette di cabaret e cafè concerto francesi. Angelo Savelli scorge però in Ubu anche una premonizione di Alfred Jarry dei dittatori del XX secolo e una denuncia della disumana “anarchia del potere” che angoscerà l’ultimo Pasolini. 
 
Ubu re, andato tumultuosamente in scena a Parigi nel 1896, creando scandalo, proteste ed entusiasmo, può considerarsi l’antesignano del Surrealismo e del Teatro dell’Assurdo. Il passaggio a I coniugi Ubu risale a un progetto di diversi anni fa, messo in cantiere da Savelli insieme a Vincenzo Cerami, ma poi mai realizzato. A suo tempo, avevano visto in questo testo un’evidente dimensione anti-borghese, suggerita dallo stesso autore quando parlava dell’insuccesso della prima rappresentazione. 
 
Comunque, la maschera di Ubu è così astratta e universale che, come dice lo stesso Jarry, ogni spettatore può vederci ciò che vuole: un gioco infantile, una pièce surrealista, una satira sociale, una serie d’invenzioni linguistiche (a partire dal celeberrimo “Merdre”) o anche, semplicemente, niente. Come infatti ha sentenziato un esimio critico d’Oltralpe: Ubu re è l’unico testo del repertorio francese che non significa nulla. 

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