Dal 31 luglio Visioni in Blu a Palazzo Medici Riccardi e dal 18 agosto Profondo Blu all'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze
Firenze accoglie il giovane pittore cinese Juan Lin, tra le voci emergenti della pittura contemporanea internazionale, con un duplice progetto espositivo che si sviluppa in due delle più prestigiose istituzioni culturali della città. Dal 31 luglio al 13 agosto 2026, le Sale Ginori di Palazzo Medici Riccardi ospitano la mostra Visioni in Blu; dal 18 al 30 agosto 2026 sarà invece la Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno ad accogliere Profondo Blu.
L’iniziativa è curata dall’architetto Claudio Rocca, già Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, promossa dalla Fondazione Juzhan Culture, realizzata in collaborazione con Palazzo Medici Riccardi e Accademia delle Arti del Disegno, con il patrocinio del Comune di Firenze, della Città Metropolitana di Firenze e della Regione Toscana.
Nato nel 1997 a Buenos Aires, in Argentina, da famiglia cinese, Juan Lin ha 29 anni ed è cresciuto in un contesto culturale molto dinamico. Ha compiuto la propria formazione tra Oriente e Occidente, studiando alla China Academy of Art di Hangzhou e all’Accademia di Belle Arti di Roma. Il suo percorso di studi si è sviluppato a cavallo tra continenti e culture differenti, consentendogli di costruire una visione artistica capace di superare i confini di un’unica tradizione estetica e alimentando una ricerca fondata sul dialogo tra esperienze, linguaggi e sensibilità diverse.
Ciò ha dato origine a una ricerca pittorica nella quale convivono la sensibilità contemplativa della tradizione artistica orientale e la libertà espressiva della cultura figurativa occidentale.
Le due esposizioni propongono un itinerario unitario incentrato sul blu, colore che costituisce il fulcro della poetica dell’artista. Nelle 54 opere esposte, realizzate ad olio sul tela, il blu non rappresenta semplicemente una scelta cromatica, ma diviene uno spazio mentale nel quale il paesaggio si trasforma progressivamente in memoria, emozione e contemplazione. Attraverso velature, stratificazioni e trasparenze, Juan Lin costruisce immagini sospese, nelle quali città, montagne, alberi e orizzonti perdono progressivamente la loro dimensione descrittiva per diventare evocazioni interiori.
Juan Lin porta con sé il retaggio – a livello conscio o inconscio – di una tradizione cinese antica che considerava il colore blu non solo un pigmento per dipingere, quanto piuttosto uno strumento di elevazione spirituale e di magnificenza politica. Il blu – ancora oggi utilizzato per la decorazione di ceramiche e porcellane – era in origine appannaggio delle classi più elevate della società cinese e specialmente dell’antica cerchia imperiale: il pigmento blu divenne segno distintivo della grande dinastia Han e simbolo del potere dell’imperatore, derivante direttamente dal Cielo.
Il Blu, scelto dall’artista come pressoché esclusivo orizzonte cromatico, è il colore del misticismo. Anticamente il pigmento blu era ottenuto con grande fatica, pertanto se ne faceva un uso moderato. In Europa si centellinava l’impiego dell’azzurro oltremare, ottenuto dal lapislazzulo afghano macinato, concedendolo a pittori e miniatori solo in piccole dosi, poiché costoso quanto l’oro.
Da quell’epoca lontana, l’antico sentimento che nel blu e nel verde scorgeva il più saldo contatto dell’arte con il mondo della Natura, è giunto fino a Juan Lin. Con l’avvento dei pigmenti sintetici, l’accesso al blu è divenuto possibile per tutti, utilizzato per delineare cieli e mari e, come in questo caso, interi paesaggi, favorendo visioni oniriche e astratte.
Nelle opere di Juan Lin, la scelta quasi esclusiva del monocromo non limita le possibilità espressive della pittura, ma le amplifica. Le infinite variazioni del blu permettono, infatti, all’artista di indagare il tempo, il silenzio, la distanza e il ricordo, invitando lo spettatore a un’osservazione lenta e meditativa. Le sue tele non raccontano il paesaggio così come appare, ma la traccia che esso lascia nella memoria. Le sue opere non hanno dimensione narrativa, non descrivono il mondo, ma la traccia che quest’ultimo ha lasciato nello sguardo, pertanto il paesaggio non coincide con ciò che si vede, ma con ciò che continua a vivere dentro di noi.
Anche Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, sottolinea la ricchezza del linguaggio pittorico dell’artista: «Juan Lin stende il colore ora con foga espressionista, ora con meditata lentezza. E a volte con cura maniacale, come quando ripete con minime variazioni un tema geometrico, fino a invadere il campo con rombi, cerchi centrati nei rombi, triangoli che si inseguono e si incastrano in tessiture fluide e libere».
Elemento centrale della ricerca di Juan Lin è anche il viaggio. Disegni dal vero, appunti e annotazioni raccolti durante i suoi spostamenti costituiscono il punto di partenza di una pittura che nasce dall’incontro tra esperienza diretta e rielaborazione interiore. I luoghi attraversati non vengono restituiti come semplici vedute, ma come geografie della memoria, nelle quali natura, cultura ed emozione si fondono in un’unica visione.
Visioni in blu e Profondo blu rappresentano due capitoli di un unico progetto espositivo che accompagna il visitatore all’interno dell’universo poetico di Juan Lin, dove il paesaggio diventa esperienza interiore e il colore assume il ruolo di autentico protagonista della narrazione pittorica.
Per maggiori informazioni: https://www.palazzomediciriccardi.it - https://www.aadfi.it