Cuori di carta. Parole d'amore dal passato

Una mostra documentaria alla Biblioteca delle Oblate per celebrare tutte le sfumature dell'amore

Alla Biblioteca delle Oblate, dal 13 febbraio al 6 marzo è visitabile al primo piano la mostra documentaria “Cuori di carta”, con il sottotitolo evocativo “Parole d’amore dal passato”. Un percorso tra pagine antiche e preziose che invita il pubblico a riscoprire come l’amore – in tutte le sue forme e sfaccettature – sia stato raccontato, celebrato e interrogato nei secoli.

La mostra raccoglie testi letterari e poetici stampati tra il 1564 e il 1857, provenienti dalle collezioni storiche della Biblioteca. Opere che attraversano epoche, stili e sensibilità diverse, restituendo un mosaico ricco e sorprendente: dall’amore spirituale a quello terreno, dalla passione travolgente al sentimento idealizzato, fino alle riflessioni morali e filosofiche che hanno accompagnato la storia culturale europea.

Tra i pezzi esposti figurano rari volumi della collezione di nuptialia, testimonianze editoriali legate alle celebrazioni matrimoniali, e l’edizione del 1797 di “Les lettres et épitres amoureuses d’Héloïse et d’Abeilard”, che tramanda una delle più celebri e tormentate storie d’amore del Medioevo. Accanto a questa, spicca l’opera cinquecentesca “Pitture del Doni academico pellegrino” (1564), in cui amore, fortuna, tempo, castità e religione si intrecciano in una raffinata allegoria rinascimentale.

Il percorso prosegue con le Rime di Benedetto Menzini (1730), con “La bella mano di Giusto de’ Conti romano” (1753) – preziosa raccolta di liriche antiche toscane – e con esemplari di grandi classici che hanno dato forma all’immaginario amoroso occidentale: dalla Divina Commedia di Dante Alighieri al Decameron di Giovanni Boccaccio, fino alla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Non mancano edizioni antiche dei poeti lirici greci e delle Rime di Francesco Petrarca, il cui Canzoniere ha segnato in modo indelebile la tradizione poetica europea.

“Cuori di carta” non è soltanto una mostra bibliografica, ma anche un invito a rallentare e ad ascoltare la voce delle parole antiche, a lasciarsi attraversare da testi che, pur lontani nel tempo, parlano ancora ai sentimenti del presente. 

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