Pietre d'inciampo - Via dei Pucci 2

Qui abitavano Umberto Lascar, Ada Procaccia Lascar, Wanda Lascar, Luciana Lascar

La famiglia Lascar era composta dal padre, Umberto Lascar, nato a Lucca nel 1883 da una famiglia di origine livornese, dalla madre Ada Procaccia Lascar, nata a Livorno nel 1885, figlia del chazan (cantore) della sinagoga di Siena e dalle loro due figlie, Wanda (nata a Siena nel 1923) e Luciana (nata a Siena nel 1925). Dopo aver risieduto a Siena per vari anni si erano trasferiti a Firenze, presumibilmente dopo il 1939. Non si conosce il loro indirizzo di Firenze. 

A Firenze Wanda e Luciana erano attive nel Comitato di assistenza clandestino ebraico-cristiano organizzato per prestare aiuto specialmente ai molti ebrei stranieri che arrivavano a Firenze e non avevano mezzi di sussistenza e un luogo dove abitare. Facevano parte del Comitato alcuni ebrei, tra cui il rabbino capo di Firenze Nathan Cassuto, e alcuni sacerdoti cattolici, tra cui don Leto Casini, con l’autorizzazione dell’arcivescovo di Firenze, Elia Dalla Costa.

Il Comitato si riuniva segretamente in sedi considerate sicure, tra queste, nella sede della Azione Cattolica nel Palazzo Pucci, in via dei Pucci 2, di proprietà della Arcidiocesi fiorentina. 

Il 26 novembre 1943 una pattuglia tedesca fece irruzione in una riunione del Comitato e arrestò tutti i presenti: il rabbino Nathan Cassuto, don Leto Casini, Joseph Zigler, Hans Kahberg, Giuliano Treves, Simone Sacerdoti e le sorelle Lascar. I tedeschi erano stati informati dal diciottenne Felice Ischio, detto Marco, che si era infiltrato nel Comitato come segretario di Joseph Zigler e che aveva fornito ai tedeschi l’indirizzo e l’orario della riunione del Comitato, così come successivamente continuò la sua opera di delatore facendo arrestare molti ebrei.

Gli arrestati furono portati al Comando delle SS in via Bolognese, dove furono brutalmente interrogati per essere poi tradotti nelle carceri, da cui, per la maggior parte furono deportati nei campi di sterminio tedeschi. Don Leto Casini rimase alle Murate 26 giorni subendo percosse e intimidazioni. Fu poi liberato per intervento dell’arcivescovo Dalla Costa. 

Si ritiene che le due sorelle Lascar furono costrette e portare le SS nella loro abitazione dove anche i genitori furono arrestati per essere poi tutti insieme deportati a Auschwitz il 30 gennaio 1944 per esservi uccisi in data ignota. 

Il delatore Felice Ischio nel dopoguerra fu processato come collaborazionista dalla Corte d’assise straordinaria di Torino, sia per l’omicidio di un partigiano che per le delazioni a danno degli ebrei. Della prima accusa fu scagionato, per la seconda fu condannato ma usufruì della amnistia (sentenza 3 giugno 1948).

(Fonti: Il libro della memoria: gli ebrei deportati dall'Italia, 1943-1945 Ed. 2002, Milano Mursia, 2002. E. Collotti, Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI. Lapide alla sinagoga di Firenze) 

Scroll to top of the page