Qui abitava Vasco Poggesi
Vasco Poggesi era nato a S. Giovanni Valdarno il 29 agosto 1922; la famiglia, che si era trasferita a Firenze circa nel 1930, era composta da padre, madre e tre figli, due maschi e una femmina. Dopo la scuola elementare i figli erano andati a lavorare perché i genitori non potevano permettersi di farli ulteriormente studiare. L’unica passione che Vasco aveva potuto svolgere era il pattinaggio a rotelle che aveva imparato all’associazione sportiva Assi Giglio Rosso e per la sua bravura era diventato sportivo del Coni nella squadra di Hockey. Dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale i due fratelli erano stati arruolati nell’esercito, il maggiore inviato a combattere in Nordafrica, Vasco soldato in Sicilia nel 1942 (vedi fotografie allegate).
L’8 settembre del 1943 Vasco si trovava in convalescenza a Firenze avendo contratto la malaria e come tanti giovani si trovò dopo l’armistizio in una parte d’Italia occupata dai tedeschi e allo stesso tempo facente parte della neonata Repubblica Sociale Italiana, che arruolava nuovamente i soldati per combattere contro gli alleati che stavano risalendo la penisola per liberarla da tedeschi e fascisti. Non volendosi arruolare nella Repubblica Sociale, né nascondersi, egli, assieme ad altri giovani, aderì alla Resistenza sotto la guida di un reduce della campagna di Russia ed entrò nella brigata Garibaldi 22 bis che aveva base, insieme a tanti altri partigiani, in Secchieta (Casentino). Il 16 aprile del 1944, in seguito a una spiata, venne effettuato un rastrellamento da parte dei militi della cosiddetta “Legione Forestale” di stanza a Vallombrosa che attaccarono la formazione, uccisero 10 partigiani e ne arrestarono 8.
I partigiani catturati furono portati a Firenze e rinchiusi alla Fortezza da Basso, processati il 2 maggio 1944 dal sedicente Tribunale Speciale della RSI e condannati al lavoro forzato in Austria. Di questo processo e di altri di questo periodo non esistono documenti perché sono andati tutti distrutti.
Il lavoro forzato si svolgeva a St. Johann in Tirolo presso una ditta di legnami non molto lontano dal confine con l’Italia. Dovendo tagliare gli alberi di un bosco nell’Ennstal, sei uomini cercarono di approfittarne per fuggire e tornare in Italia, ma vennero fermati da un gendarme che, vedendo alcuni prigionieri “armati” di stecche di legno, sparò subito alla testa di uno di loro uccidendolo e arrestò tutti gli altri. Il Tribunale speciale di Salisburgo li processò per la fuga dal lavoro coatto e condannò, senza che potessero difendersi, tre di loro alla pena di morte e due, tra cui Vasco, alla deportazione in campo di concentramento. Pene spropositate che si spiegano con la considerazione in cui erano tenuti gli italiani, dopo l’8 settembre del 1943, ritenuti traditori e nemici. I tre vennero giustiziati nella prigione di Monaco-Stadelheim il 29 agosto del 1944, gli altri due deportati al campo di Flossenbürg in Baviera il 28 settembre 1944; uno morirà nel sottocampo di Lengenfeld il 26 febbraio 1945. Vasco verrà trasferito il 23 ottobre 1944 al grande sottocampo di Mauthausen: Gusen (che si componeva di Gusen I, Gusen II e Gusen III) dove morirà il 4 febbraio 1945. Gusen, orribile campo di concentramento che causò la morte di più di 35.000 prigionieri per le condizioni di lavoro disumano, prima nelle cave di pietra e poi in gallerie sotterranee, al riparo dai bombardamenti, per la produzione di parti di aerei caccia e altri armamenti fino a tre giorni prima della liberazione del campo avvenuta il 5 maggio del 1945 da parte dell’esercito americano (cfr. il testo Rudolf A. Haunschmied – Johann Prinz “Getta la pietra!” trad. di R. Grimoldi e B. Fleischmann ed. Mimesis 2008).
Nel maggio 1945 il governo militare americano di occupazione fece chiudere il tribunale di Salisburgo e destituì i suoi giudici che vennero in parte arrestati, ma mai giudicati per le condanne a morte inflitte a molti prigionieri. In seguito, alcuni usufruirono dell’amnistia e altri vennero reintegrati come giudici. I processi di quel tribunale speciale sono documentati e consultabili presso: Salzburg City and State archives, Bavarian Main State Archive in Munich (Implementation files JVA 543,612,619), Nazi Documentation Center of Munich, SS-Economic and Administrative Main Office (Prisoner Cards Gestapo Salzburg).
Il 28 agosto 2017 è stata posta una pietra di inciampo per Vasco, insieme ad altre, nella piazza Rudolf, nr. 3 a Salisburgo dove si trovava allora il Tribunale speciale e dove si trova oggi la Pretura.
Nel dopoguerra, nel 1947, verrà celebrato a Firenze dalla Corte di Assise Sezione Speciale il processo per i fatti di Secchieta, dove verranno condannati tutti gli imputati responsabili di omicidi e arresti, venendo però quasi tutti amnistiati nell’anno successivo. In tale processo si costituirà parte civile anche la madre di Vasco. Il fascicolo relativo al processo è consultabile presso l’Archivio di Stato di Firenze (vedi foto allegata).
28 gennaio 2025
Alessandra Papi (figlia della sorella di Vasco)