Qui abitavano Fernando Calò, Iride Spizzichino Calò, Mario Calò, Sara Calò, Fiorella Calò
Fernando Calò (n. 11/09/1912) era di famiglia fiorentina, sua moglie, Iride Spizzichino (27/10/1905) di origine pitiglianese. La famiglia Spizzichino si era trasferita a Firenze da Pitigliano negli anni ’20 del Novecento. Fernando faceva il venditore ambulante, un mestiere diffuso nelle classi più umili della Comunità ebraica fiorentina, fino dai tempi del ghetto; la moglie lavorava nella casa di una famiglia ebraica agiata, i Passigli, il cui capofamiglia, Goffredo Passigli era un noto industriale, proprietario di un calzificio situato accanto alla residenza di famiglia, in via delle Panche. La coppia Calò fungeva da casieri della villa, e abitava in una piccola dependance costruita nel giardino, accanto al cancello che dava sulla strada.
Dopo l’8 settembre 1943 i Calò, insieme con i genitori della moglie, i coniugi Alfredo Spizzichino e Fernanda Servi Spizzichino, e alla sorella più giovane, Rina Spizzichino (n. il 9/06/1920) sfollarono affittando una casa malmessa, nella frazione il Ferrone (via del Ferrone 99), nel comune dell’Impruneta, in una casa vicina aveva trovato alloggio anche una sorella di Iride, Adele, sposata con un cristiano.
I Calò avevano tre figli piccoli: Mario (23/04/1938), Sara (n. 23/03/1942) e Fiorella (n. 1/09/1943). Per sostenere la famiglia Fernando continuava a fare il venditore ambulante di articoli di merceria, spostandosi in corriera tra il Ferrone e Firenze.
L’arresto della famiglia è noto in ogni dettaglio perché Adele Spizzichino assistette personalmente alla cattura dei familiari e nel dopoguerra rilasciò una testimonianza davanti al giudice istruttore del processo Martelloni, conservata nell’archivio di Stato di Firenze (ADSFI, CM, b. I, 0248 0139 recto e verso). Adele non fu arrestata in quanto moglie di un “ariano”.
Sappiamo dunque che il 24/01/1944 il brigadiere dei Carabinieri L.M. della stazione Carabinieri dell’Impruneta, dietro comando del maresciallo comandante P.C., accompagnato da alcuni “militi” si presentò alla casa dei Calò e Spizzichino con un mandato di cattura (la documentazione riporta che si ignora da chi il mandato fosse stato emesso) per Iride (n. 27/10/1905), il marito Fernando Calò e due dei loro figli, Mario (23/04/1937) e Sara (n. 23/03/1942). Da altre testimonianze sappiamo che il furgone usato dai collaborazionisti per effettuare l’arresto, era guidato da G.L., guardia comunale dell’Impruneta.
Dalla testimonianza di Adele Spizzichino sappiamo che il mandato di cattura elencava solo i membri della famiglia Calò. Ma il brigadiere, trovandosi di fronte anche i tre parenti Spizzichino, si premurò di telefonare al maresciallo per chiedere istruzioni e ricevette il comando di arrestare anche gli anziani genitori (Alfredo e Fernanda) con la loro figlia più piccola, Rina, sorella della moglie. Va quindi evidenziato lo zelo mostrato dal brigadiere e dal maresciallo nell’arrestare persone non incluse nel mandato di cattura ricevuto.
La testimonianza di Adele contrasta però con un particolare della cattura dell’intera famiglia Calò tramandato in famiglia, e raccontato a voce da Adele alla sorella e alle nipoti dopo la guerra.
Secondo il racconto tramandato oralmente il mandato di cattura presentato dai militi collaborazionisti non conteneva neppure il nome della terza figlia della coppia Calò, Fiorella, di quattro mesi.
Fiorella era nata il 1° settembre 1943 e secondo il racconto familiare Adele (che, come detto, non era stata arrestata perché sposata con un “ariano”), aveva cercato di convincere la sorella Iride a lasciare a lei la bambina (e forse gli aguzzini l’avrebbero concesso) ma Iride non aveva accettato, evidentemente non volendo separarsi dalla figlia di soli 4 mesi, probabilmente ancora lattante, pensando di poterla meglio proteggere.
Si può pensare che questo tragico dettaglio non sia stato incluso da Adele nella sua testimonianza al Tribunale del 1947 (quando, pur non avendo ancora ricevuto alcuna notizia certe della sorte dei parenti, sapeva tuttavia che erano stati deportati nei campi di sterminio), perché Adele, con ogni evidenza, sapeva che la sorella non aveva potuto salvare la bambina portandola con sé e non volle riferirlo nella testimonianza al tribunale per non farle di questo una colpa.
Abbiamo un documento che avvalora il tragico dettaglio dell’arresto della neonata Fiorella Calò come ricordato nel racconto familiare. Esiste infatti una lettera di Martelloni al questore di Firenze, in data 6 gennaio 1944 (AFSFI, CM, b. VI) nella quale Martelloni scrive della opportunità “che un Vostro funzionario effettui il controllo degli elenchi degli appartenenti alla razza ebraica di codesta Questura sullo schedario in possesso di questo Ufficio aggiornato a tutto luglio 1943…”. Da qui si ricava che l’efficiente aguzzino Martelloni aveva un elenco degli ebrei più aggiornato dello stesso questore di Firenze, ma che anche il suo elenco arrivava solo al luglio 1943, mentre Fiorella era nata il 1° settembre: è questo il motivo per il quale il suo nome non figurava nell’ordine di cattura della famiglia Calò.
Fernando Calò non era presente al momento della cattura dei suoi familiari al Ferrone. Secondo una testimonianza raccolta presso vicini di casa si trovava a Firenze e, saputo degli arresti, non volendo abbandonare la famiglia si recò al Ferrone dove si consegnò ai collaborazionisti fascisti che lo attendevano. Secondo un’altra testimonianza fu invece arrestato in una retata in Via degli Speziali a Firenze.
I cinque membri della famiglia Calò furono trasferiti a Milano e da lì deportati a Auschwitz il 30/01/1944 dove i tre bambini furono sterminati al loro arrivo, il 6/02/1944 mentre per i genitori la data della morte è ignota.
Nessuno dei collaborazionisti fascisti che operarono gli arresti, di alcuni dei quali ben si conosceva l’identità (qui pietosamente indicata solo con una sigla), fu sottoposto a processo.
(Fonti: E. Collotti, Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI; L. Picciotto, Il libro della Memoria; Lapide alla sinagoga di Firenze)