Qui abitavano Fiammetta Moscato e Bruno Moscato
Prima di iniziare il ricordo delle persone alle quali sono state dedicate le pietre di inciampo, desideriamo ringraziare la Comunità Ebraica per aver fatto sì che oggi ci sia la possibilità di rendere omaggio alla memoria di Fiammetta e Bruno, deportati dal campo di Fossoli e trasferiti al lager di Auschwitz dove hanno trovato la morte insieme al fratello Renato che viveva a Pistoia dove, in sua memoria, è stata posta una lapide in Piazza della Resistenza.
Ringraziamo inoltre le Istituzioni presenti e i parenti e gli amici che hanno voluto condividere con noi questa giornata importante.
Fiammetta, Renato e Bruno erano i tre fratelli prelevati dalle loro abitazioni, perché ebrei, nell’aprile del 1944. Il quarto fratello, Amedeo è riuscito a sopravvivere grazie a persone che lo hanno nascosto.
Delle loro sofferenze ne siamo a conoscenza dalle lettere inviate dal carcere maschile delle Murate, dal carcere femminile di Santa Verdiana e infine dal campo di concentramento di Fossoli. Oltre a Fiammetta anche i due fratelli Moscato scrivevano solo a mia madre Nara l’unica che aveva il cognome paterno non ebraico che non metteva a rischio la vita dei loro cari, poi più niente.
Abbiamo desiderato fortemente fare qualcosa per rendere omaggio a questi defunti e per riscattare in qualche modo le loro sofferenze facendole conoscere pubblicamente e per portare a termine un desiderio, che mia madre, figlia di Fiammetta, avrebbe voluto vedere realizzato.
Mi sono spesso soffermato a pensare che la Shoah ha segnato la vita non solo di chi è stato imprigionato, torturato e quasi sempre ucciso, ma anche delle generazioni postume: i figli, i nipoti i pronipoti…
Penso all’affetto che è mancato a mia madre e che, come nonna, avrebbe avuto certo per noi nipoti, alla possibilità mancata di conoscere i pronipoti.
Queste pietre di inciampo vogliono dire tutto questo.
Gianni Vangelisti