Qui abitavano Bianca Bassano Cutrì, Rita Bassano
È con una certa emozione che mi ritrovo difronte a questo portone dal quale uscimmo impauriti e frettolosi nell’ottobre ‘43, dopo che una telefonata anonima ci aveva suggerito di fuggire immediatamente. Eravamo scappati da Trieste il 9 settembre ed avevamo trovato temporaneo rifugio nella casa delle zie Bassano qui al primo piano di questa casa. Le zie o, meglio, le mie prozie perché erano le sorelle della mia nonna paterna, Ada, che non ho mai conosciuto perché morta a Trieste il giorno dopo la mia nascita, erano due dolcissime signore di una sessantina d’anni, Bianca e Rita, che divennero in qualche modo le mie quasi nonne. Mio padre, mentre studiava a Firenze nella seconda metà degli anni ’20, veniva costantemente a trovarle e a far loro compagnia; ma anche dopo, i contatti familiari erano rimasti. Bianca, la più anziana, era vedova; aveva sposato un militare calabrese, Giuseppe Cutrì, che era morto sul Podgora nella Prima guerra mondiale. Avevano avuto una figlia, Luigia, che era morta giovanissima durante l’epidemia di Spagnola. Viveva appunto in questa casa con la sorella Rita, nubile, tecnica radiologa che lavorava in un Istituto Radiologico qui vicino in via Bonifacio Lupi. Grazie alle sue conoscenze in ambito medico Rita con la sorella Bianca aveva trovato accoglienza-rifugio in Ospedale a Careggi, dove poi, nel marzo ’44, sarebbero state catturate da italiani e avviate prima a Fossoli e quindi all’uccisione ad Auschwitz. Nella declinante memoria dei vecchi restano molto spesso dei flash del passato remoto. Uno dei miei flash riguarda proprio le zie: mi rivedo a cinque anni nel loro salotto, in piedi appoggiato allo schienale della poltrona al di là del quale butto una corda e la zia Rita che ci attacca un pesce di carta. Mi illudevo di pescare suscitando commenti ironici sulle mie capacità intellettive. Bianca Bassano, vedova Cutrì, Rita Bassano, che il loro ricordo sia di benedizione.