Il patrimonio documentario

I fondi dell'Archivio storico

L’Archivio storico conserva come nucleo principale tutti i documenti prodotti e ricevuti dall'amministrazione locale fiorentina dall'anno della sua istituzione avvenuta con l'editto di Pietro Leopoldo del 20 novembre 1781, fino al 1960.

Le filze

A questo nucleo di documenti si sono aggiunti nel tempo numerosi fondi pervenuti per soppressione degli enti produttori, per deposito o donazione oltre ad un cospicuo Fondo disegni comprendente gli elaborati grafici provenienti dagli uffici tecnici comunali. Il patrimonio documentario ammonta a circa 35.000 unità archivistiche ed a 47.500 elaborati grafici conservati nel Fondo disegni.

Comune di Firenze

Il nucleo documentario principale dell'Archivio è ripartito nei tre fondi che ripercorrono la storia dell'Amministrazione cittadina: quello della "Comunità di Firenze", dal 1782 al 1865; quello della "Mairie di Firenze" dal 1808 al 1814 e, infine, quello del "Comune di Firenze", a partire dal 1865.

Estremi cronologici 1782 – 1865
Consistenza 1390 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze

 

Il fondo conserva la documentazione prodotta e ricevuta dall'amministrazione locale dalla sua istituzione, avvenuta con l'editto di Pietro Leopoldo del 20 novembre 1781 fino al 1865, quando la Legge di unificazione amministrativa comunale e provinciale 20 marzo 1865 n. 2248 dà un nuovo assetto amministrativo all'ente locale. Il fondo raccoglie le serie delle Deliberazioni magistrali e consiliari, degli Atti magistrali, delle Elezioni, del Carteggio del cancelliere, del Carteggio del gonfaloniere, della Finanza, dei Mercuriali, dell'Arruolamento militare, oltre a documentazione sull'aggiornamento del catasto ed a filze speciali relative allo sviluppo urbanistico della città, come la costruzione dei nuovi quartieri delle Cascine e presso il Forte S. Giovanni Battista, l'allargamento di via Calzaioli e la demolizione dell'arco presso il ponte S. Trinita.
Ampiamente documentate sono inoltre le prime iniziative d'istruzione pubblica promosse dai granduchi lorenesi e la realizzazione di feste per le varie ricorrenze di corte con fuochi d'artificio e corse di cavalli, come pure i tragici avvenimenti dell'alluvione del 1844 e dell'epidemia di colera del 1854.

Estremi cronologici 1808 – 1814
Consistenza 138 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze

 

Il fondo raccoglie gli affari istruiti dalla Mairie di Firenze dal 1808 al 1814, dall’atto cioè della sua istituzione in seguito all’annessione della Toscana all’Impero francese fino alla restaurazione del Governo granducale. Oltre alle leggi, ai regolamenti, alle deliberazioni e al carteggio dei vari bureaux sono di grande interesse storico, demografico e statistico i registri relativi al Censimento della popolazione del 1810, che forniscono una grande quantità di dati sulla popolazione fiorentina dell'epoca.

Con Senatoconsulto del 24 maggio 1808, la Toscana divenne parte integrante dell’Impero napoleonico ed il suo territorio fu diviso nei tre dipartimenti dell’Arno, dell’Ombrone e del Mediterraneo. Firenze cessò così di essere capitale dello Stato, la vecchia legislazione leopoldina - passata indenne attraverso gli anni del fittizio Regno d’Etruria (1800-1808) - fu definitivamente abolita e fu imposta la legislazione francese. La Comunità di Firenze, sorta nel 1781, si trasformò così in una Mairie, il comune francese, amministrato da un maire, un pubblico funzionario nominato direttamente dall’imperatore ed unico responsabile dell’amministrazione locale. A fianco del maire vi era un Consiglio comunale, che a differenza del vecchio Consiglio generale delle Comunità leopoldine, non aveva alcun potere, essendo un organo puramente consultivo che si riuniva una volta all’anno, il 15 di maggio e le cui sessioni duravano non più di 15 giorni. Sovraordinato rispetto al maire vi era poi un prefetto di nomina governativa con competenze su tutto il dipartimento dell’Arno e compiti di controllo sull’amministrazione municipale. Si passa così, da un organo collegiale rinnovato anno per anno, con il vecchio sistema dell'estrazione, ad un funzionario governativo nominato dal potere centrale, con mansioni anche politiche oltre quelle strettamente amministrative.
Fra i numerosi documenti che costituiscono il fondo della Mairie, sicuramente di grande interesse demografico, socio - economico e urbanistico, sono i sette registri del Censimento della popolazione del 1810, nei quali sono annotati dati di carattere anagrafico relativi alla popolazione fiorentina. La rilevazione viene condotta sulla base della numerazione civica cittadina, dal numero 1 al numero 8028, istituita dalla nuova amministrazione nel 1808.
Tramite lo studio dei dati forniti dai sette registri è possibile ricavare indicazioni sulla struttura della famiglia fiorentina nei primi dell'800 e sulle attività economiche dei vari ceti sociali, oltre che sui movimenti di immigrazione dovuti ai lavori stagionali.

Estremi cronologici 1865 –1979
Consistenza 20800 unità archivistiche
Condizioni di accesso inventario e banca dati Archifirenze

 

Il fondo del Comune di Firenze accoglie la documentazione prodotta e ricevuta dall’amministrazione locale, a partire dalla sua istituzione secondo il dettato della Legge di unificazione amministrativa comunale e provinciale del 20 marzo 1865 n. 2248 e del successivo Regolamento dell’8 giugno 1865 n. 2321.
Dopo le elezioni comunali dell’8 settembre, con notificazione del Prefetto di Firenze, si costituisce nell’ adunanza del 30 settembre 1865 il nuovo Consiglio comunale guidato dal Sindaco Luigi de Cambray-Digny, capo del Comune e ufficiale del governo nominato direttamente dal re.
La legge comunale e provinciale viene modificata da quelle successive promulgate nel 1889, 1898, 1908 con i relativi regolamenti attuativi, nonché da quelle del 1915 e 1934.
Nel 1897, una circolare del Ministero dell’interno detta le norme sulla tenuta degli atti d’archivio e sulla loro classificazione; tuttavia non avendo il Comune di Firenze adottato tali norme, il lavoro di riordinamento del fondo si è basato sulla ricostruzione delle serie archivistiche così come sono state ordinate dai vari uffici.
Alla serie delle Deliberazioni degli organi amministrativi e a quella di contenuto più generale costituita dagli Affari sfogati con i relativi strumenti di corredo, si aggiungono le serie delle Elezioni, della Guardia nazionale, della Finanza, ecc.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento si assiste alla costituzione di singoli uffici per ogni specifica funzione amministrativa: Anagrafe, Belle arti, Biblioteca e Archivio storico, Giardini e passeggi pubblici, Lavori pubblici, Affari legali, Leva militare, Personale, Pubblica istruzione, Servizio di igiene. Di conseguenza la documentazione delle relative serie archivistiche assume proporzioni tali, sia dal punto di vista quantitativo che storico- amministrativo, da poter costituire quasi dei sub-fondi. Nel riordinamento del materiale appartenente a ciascun ufficio sono state reinserite quelle che una volta erano chiamate Buste speciali degli Affari del Sindaco, ricche di lettere ufficiali, minute, atti legali, progetti, permessi e disegni che documentano non solo i maggiori eventi storici, ma la stessa vita quotidiana della città
Da sottolineare, fra la preziosa documentazione conservata, i piani regolatori che hanno definito l’assetto urbanistico della città, i progetti di opere come lo stadio comunale e i ponti sull’Arno, le concessioni edilizie, i restauri di monumenti come pure le licenze per attività commerciali cittadine, l’organizzazione delle moderne scuole comunali, l’assistenza ai poveri e ai malati indigenti.

Comuni limitrofi

Documentazione relativa alle amministrazioni locali accorpate al Comune di Firenze fra la fine dell’Ottocento e i primi trent’ anni del Novecento

MAIRIE POI COMUNITÀ DI LEGNAIA
   
Estremi cronologici 1808 – 1814; 1814 – 1865
Consistenza 231 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

Il fondo raccoglie gli affari prodotti dalla Mairie di Legnaia istituita nel 1808 in seguito all’annessione della Toscana all’Impero francese ed abolita con l’Editto 27 giugno 1814, oltre agli affari prodotti dalla comunità ripristinata con la restaurazione del Governo granducale e durata fino al 1865.
Il fondo della Mairie accoglie oltre alle deliberazioni del Consiglio municipale, i registri di Stato civile, le filze della Corrispondenza ed Affari diversi e gli Accolli per la manutenzione delle strade.
Nel fondo della Comunità troviamo la documentazione tipica delle comunità granducali: deliberazioni del Magistrato dei priori e del Consiglio, Arruolamento militare, Atti magistrali, Accolli, Lavori pubblici e documenti relativi alla gestione finanziaria.
La Comunità di Legnaia cessa di esistere con la Legge di unificazione amministrativa comunale e provinciale del 20 marzo 1865, n. 2248, il suo territorio passa al Comune di Firenze col R. Decreto 26 luglio n. 2416 che ne sanziona l’ampliamento a scapito di alcuni comuni limitrofi.

Dal frazionamento della comunità del Galluzzo, attuato nel periodo della dominazione francese, sorge quella di Legnaia; il suo territorio confina con sei comunità: Pellegrino, Brozzi, Casellina e Torri, San Casciano, Galluzzo e Firenze.
Lo stemma della comunità è costituito dal giglio fiorentino, da un pino e da un gallo (traccia della sua appartenenza al Galluzzo).
Non solo dai lavori della terra traggono sostentamento e risorsa gli abitanti della pianura della Comunità di Legnaja, mentre diverse altre industrie vi concorrono. Primeggia fra queste la navigazione dell’Arno da Firenze a Livorno, e viceversa, stante l’ importazione ed esportazione dei generi che si fà per navicello da Livorno sino a Signa. Oltre di che molta gente è occupata nel trasporto per vettura delle mercanzie scaricate al Pignone, o a Signa, o nella piazza di Firenze, che provengono o che vanno a Livorno. Dondeché l’attiva popolazione Pignonese, popoloso borgo situato lungo la ripa sinistra dell’Arno, trovasi per la maggior parte dedicata al mestiere di navicellajo, di barrocciajo, o di falegname per costruire navicelli, carri, casse e caratelli.

(E. Repetti, Dizionario geografico storico della Toscana , vol. II, Firenze 1835, p.674)

SALDI DEI POPOLI
   
Estremi cronologici 1532 - 1775
Consistenza 29 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

Il fondo è costituito dai libri delle ragioni o saldi delle entrate e uscite tenuti dai rettori poi camarlinghi di 13 popoli del territorio fiorentino. I popoli di S. Maria a Verzaia, S. Vito a Bellosguardo, S. Donato a Scopeto facevano parte fino al 1743 della Cancelleria dei sobborghi di Firenze, i 18 sobborghi che la costituivano erano amministrati ognuno da un rettore incaricato della riscossione delle imposte che provvedeva a versarle al Camarlingo generale dei sobborghi.
Con decreto del 27 luglio 1743 il Magistrato dei nove istituì due comunità, quella dei sobborghi di Fiesole e quella dei sobborghi del Galluzzo, ognuna retta da quattro rappresentanti incaricati di sovrintendere alle attività comunitative. I popoli di S. Angelo a Legnaia, S. Paolo a Mosciano, S. Maria a Soffiano, S. Zanobi a Signano, S. Maria a Marignolle, S. Martino a Scandicci, S. Maria a Cintoia, S. Bartolo a Cintoia, S. Lorenzo a Ponte a Greve, S. Giusto a Signano facevano parte dei 35 Popoli della Lega del Galluzzo, anche questi, come quelli dei sobborghi avevano amministrazioni proprie e redigevano tramite il rettore, poi camarlingo le entrate e le uscite del proprio territorio per versarle al Camarlingo generale della Lega.
Con il riassetto amministrativo apportato dalle riforme leopoldine i popoli della comunità dei sobborghi e quelli della lega del Galluzzo entrarono a fare parte della comunità del Galluzzo, istituita con Motuproprio del 23 maggio 1774. Nel 1808, durante l'amministrazione del governo francese tutti questi popoli furono scorporati dalla comunità del Galluzzo per entrare a far parte dei 21 popoli che costituirono la nuova comunità di Legnaia.

MAIRIE POI COMUNITÀ DEL PELLEGRINO
   
Estremi cronologici 1808 – 1814; 1814 – 1865 con documenti dal 1786 al 1871
Consistenza 210 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

Il fondo conserva la documentazione prodotta sia dalla Mairie che dalla Comunità del Pellegrino. Al fondo della Mairie,  istituita il 1 dicembre 1808 con deliberazione n. 1028 della Giunta straordinaria ed abolita con l’editto del 27 giugno 1814, appartengono 5 unità: un registro di decreti del Maire, due registri di copia lettere, una filza di documenti di corredo ai saldi ed una busta contenente otto registri di matrimoni. La documentazione relativa alla Comunità è costituita da 205 unità e comprende le Deliberazioni magistrali e consiliari, le Circolari leggi e motupropri, gli Affari sfogati dal Gonfaloniere e le altre serie caratteristiche degli archivi delle Comunità granducali. La Comunità del Pellegrino cessa di esistere con la Legge di unificazione amministrativa comunale e provinciale del 20 marzo 1865, n. 2248; il suo territorio passa al Comune di Firenze col R. Decreto 26 luglio n. 2416 che ne sanziona l’ampliamento a scapito di alcuni comuni limitrofi.

La comunità nasce incamerando diverse parrocchie situate intorno a Firenze, dai limitrofi e più antichi comuni di Fiesole e di Sesto. I confini si estendono fino alle comunità di Brozzi, Firenze, Sesto e Fiesole; una volta soppressa a vantaggio dell’espansione urbanistica di Firenze, il suo territorio viene diviso fra la nuova capitale e Fiesole.
Il nome sembra derivare da un antico ospizio detto de’ Pellegrini di S. Gallo sito lungo la via Bolognese, destinato in origine ad alloggiare e rifocillare i pellegrini diretti a Firenze: ed è proprio l’immagine del pellegrino che ritroviamo raffigurata nello stemma della comunità.
Si trovano pertanto dentro i due punti estremi a ostro e a settentrione del territorio comunitativo del Pellegrino, due luoghi singolarissimi e di un uso affatto opposto fra loro; poiché lungo la sponda destra dell’Arno vi è l’Isola delle RR. Cascine dove tutti i giorni concorre il fiore della popolazione più brillante di Firenze, mentre nella parte opposta si presenta aperto il Camposanto di Trespiano, dove tutti i giorni si seppelliscono gli estinti che furono il brio della capitale toscana.

(E. Repetti, Dizionario gegrafico storico della Toscana, vol. IV, Firenze 1841, p.93)

MAIRIE POI COMUNITÀ DI ROVEZZANO
   
Estremi cronologici 1808 – 1814; 1814 – 1865
Consistenza 197 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

Il fondo conserva la documentazione prodotta sia dalla Mairie che dalla Comunità di Rovezzano.
Il fondo della Mairie, istituita nel 1808 in seguito all’annessione degli stati di Toscana all’Impero francese ed abolita con l’Editto 27 giugno 1814, è costituito da 6 unità relative a documenti di stato civile, di contabilità e affari generali; più nutrito il fondo appartenente alla Comunità con 193 unità relative alla serie delle Deliberazioni, delle Circolari ministeriali e lettere diverse, delle Leggi e notificazioni, dello Stato civile, delle Elezioni, della Guardia civica e nazionale, degli Accolli, della Pubblica istruzione e le altre serie caratteristiche degli archivi delle Comunità granducali.
La Comunità di Rovezzano cessa di esistere con la Legge di unificazione amministrativa comunale e provinciale del 20 marzo 1865, n. 2248; il suo territorio passa al Comune di Firenze col R. Decreto 26 luglio n. 2416 che sanziona l’ampliamento del Comune di Firenze a scapito di alcuni comuni limitrofi.

Fino al 1865 la comunità confina con Bagno a Ripoli, Firenze e Fiesole.
Situata presso la riva destra dell’Arno, fin dall’antichità Rovezzano è stata caratterizzata dalla presenza di mulina e gualchiere; famose le mulina di S. Andrea e le gualchiere del Girone, testimonianza di attività lavorative scomparse da tempo.
Lo stemma della comunità è costituito da una macina di mulino, a rappresentare l’attività economica più importante della zona, sormontata dalla croce guelfa e dal giglio.

COMUNITÀ POI COMUNE DI BROZZI
   
Estremi cronologici 1820 – 1865; 1865 – 1929
Consistenza 110 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

Il fondo della Comunità granducale, sancita con l’Editto del 27 giugno 1814 e cessata con la Legge d’unificazione amministrativa del 20 marzo 1865, n. 2248, è costituito da 14 unità archivistiche appartenenti alle serie: Arruolamento militare, Deliberazioni del Magistrato e del Consiglio, Guardia civica. Più numerose le unità del fondo del Comune che ammontano a 96 ed appartengono alle serie: Deliberazioni della Giunta e del Consiglio, Affari diversi, Lavori pubblici, Personale, Finanza.
Il Comune di Brozzi viene soppresso a seguito della nuova variazione territoriale che amplia ulteriormente il territorio di Firenze, sancita dal R. Decreto 1 novembre 1928, n. 2562.
La comunità confina con quella del Pellegrino, di Legnaia, Casellina e Torri, Signa, Campi e Sesto.

Il comune viene soppresso con R. Decreto del primo novembre 1928 e il territorio diviso tra Firenze e Sesto Fiorentino.
Lo stemma della comunità raffigura un paesaggio palustre a ben indicare la natura del territorio, attraversato da numerosi corsi d'acqua: i torrenti Rimaggio e Zambra raccolti dal fosso Dogaia, il torrente Marina, il fosso Reale, il Mugnone ed infine l’Arno.
Fornisce qualche risorsa alla classe minuta del popolo la manifattura delle granate, la pesca dei granchi e quella de’gamberi, di cui abbondano i fossi di questa e delle contigue Comunità di Sesto e di Campi.
Ma l’industria che recò agli abitanti di Brozzi istantaneo e vistoso profitto provenne dalle copiose ricerche e dalla voga in cui salirono pochi anni fa i cappelli di paglia, i quali sogliono dai Brozzesi fabbricarsi di qualunque finezza e con diligenza grandissima.

(E.Repetti, Dizionario geografico storico della Toscana, vol. I , Firenze 1833, p. 364)

Raccolta documentazione iconografica

Materiali grafici provenienti, in prevalenza, dai vari uffici tecnici comunali a partire dalla seconda metà dell'800 o da enti soppressi la cui documentazione è conservata in Archivio.

Estremi cronologici 1782 – 1960
Consistenza 47.500 unità archivistiche
Condizioni di accesso Condizioni di accesso banca dati Archidis

 

Nell’ambito dell’attività di recupero del materiale di pertinenza dell’Archivio storico sono stati acquisiti, dai vari uffici tecnici comunali, un considerevole numero di elaborati grafici, prodotti prevalentemente dalla seconda metà dell’800 alla prima metà del ‘900.
Dalla legge comunale e provinciale del 1865, attraverso le successive leggi e regolamenti interni del comune, si assiste alla istituzione dei vari uffici competenti in materia di lavori pubblici ed ai cambiamenti delle loro denominazioni: Uffizio d’Arte, Uffizio Lavori pubblici, Uffizio Tecnico ecc.; l’intensa e specifica attività di questi ha dato vita ad una ricca ed interessante produzione di documenti iconografici che costituiscono il Fondo disegni dell’Archivio Storico, per un totale di circa 47.500 elaborati, sottoposto nel corso degli anni a microfilmatura e digitalizzazione.
La tecnica di realizzazione più utilizzata è quella dell’acquerello su cartoncino o su carta telata e spesso il risultato è tale da poter affermare di custodire piccole opere d’arte.
Durante il periodo di Firenze capitale d’Italia profonde furono le trasformazioni urbanistiche previste dal nuovo piano regolatore d’ampliamento di Giuseppe Poggi e dal piano edilizio affidato a Luigi Del Sarto, basti pensare alla realizzazione dei viali e del piazzale Michelangelo, ai nuovi quartieri del Maglio e della Mattonaia, alle numerose opere pubbliche, quali i mercati cittadini di S. Lorenzo e di S. Ambrogio, ai nuovi macelli pubblici ed al mercato del bestiame, alla costruzione del cimitero di Trespiano o dell’ospedale per le malattie infettive. Imponenti furono gli interventi legati alla sistemazione del centro storico …da secolare squallore a nuova vita restituito ed alla realizzazione di opere idrauliche.
Ben documentata è anche l’attività della prima metà del XX secolo, con le costruzioni del nuovo quartiere del Campo di Marte, del quartiere industriale di Rifredi e il risanamento di quelli di S. Croce e di S. Frediano.
Del periodo fascista si conservano i progetti dello stadio Giovanni Berta e della Casa del Balilla, oltre ai bozzetti per l’allestimento dei festeggiamenti in onore della visita di Hitler a Firenze nel 1938, nonchè tutta una serie di progetti relativi all’edilizia scolastica e numerosi, quanto interessanti, progetti non realizzati di edilizia pubblica.

G. Poggi - Piano di espansione cittadina in riva destra d'Arno

Altri Fondi

Documentazione proveniente da enti soppressi o per donazioni o lasciti di privati. L'elenco completo dei Fondi è presente nella Banca dati Archifirenze.

PRINCIPALI FONDI CONSERVATI:

CONGREGAZIONE DI S. GIOVANNI BATTISTA SUL SOCCORSO DEI POVERI
   
Estremi cronologici 1701 – 1892 con documenti dal XV sec
Consistenza 967 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

... Essendo la prefata A. S. informata a pieno dell'abuso introdottosi in Firenze da molti, così maschi, come femmine, d'andare mendicando per procacciarsi da vivere, lasciando d'impiegarsi nelle Arti, e nelle operazioni, a che per altro sarebbero abili, e dandosi ad una vita oziosa, e senza alcuna fatica; da che ne procedono ancora non pochi disordini e inconvenienti; e volendo la prefata A.S. provvedere colla sua innata paterna pietà, perché si dia un regolamento bene ordinato intorno alla cura de' poveri, ed a levare ogni abuso circa il mendicare, e all'accatto, … che però in esecuzione di benigno Motuproprio della prefata A.S. ordinarono, che in avvenire dal di primo di Febbraio 1701 ab Incarnatione in poi sia proibito ad ogni, e qualunque persona, così maschio, come femmina, e di qualsiasi età si sia, l' andare ad accattare per la Città di Firenze, ed in qualunque luogo sagro, o profano ... senza la permissione de' deputati sopra i poveri mendicanti già destinati sotto la protezione di S. Giovanni Battista ...
(Bando sopra l' accatto de' poveri - ottenuto nel Supremo Magistrato il dì 13 gennaio 1701, ASCFi, Fondo Congregazione di San Giovanni Battista, coll. 52)

Il fondo conserva la documentazione prodotta dall’istituzione fondata dal gesuita Giovanni Maria Baldigiani. La Congregazione di S. Giovanni Battista, in seguito al Motuproprio del 13 gennaio 1701 ebbe il compito di regolamentare la mendicità pubblica e fu attiva fino al 1892 quando, con R. Decreto 11 dicembre 1892 confluì nella Congregazione di Carità del Comune di Firenze. Ai poveri riconosciuti come invalidi ed inabili al lavoro veniva rilasciato un permesso per chiedere l' elemosina, che consisteva in un' immagine di S. Giovanni Battista incollata su una tavoletta di legno, invece ai ciechi veniva dato un bussolotto su cui era inciso il giglio fiorentino; fino dal 1702 la Congregazione disponeva di manifatture proprie per la produzione di tessuti, alle quali venivano avviati i poveri in grado di lavorare
Il Fondo è costituito da: documenti contabili, deliberazioni, filze di affari generali, contratti, carteggio relativo alle eredità e lasciti amministrati dalla Congregazione, registri delle elemosine, registri delle istanze di sussidi, note delle famiglie assistite, documenti relativi alle manifatture tessili di proprietà della medesima, registri di sussidi elargiti dalle parrocchie, copialettere, piante delle proprietà ed inventari.
Oltre ai documenti relativi alla Congregazione sono confluiti nel fondo i documenti relativi all’Università dei Battilani e a quella di S. Onofrio: confraternite di assistenza sorte fra i tessitori la prima e i tintori di stoffe la seconda.

CONGREGAZIONE DI CARITÀ DEL COMUNE
   
Estremi cronologici 1890 – 1937 con documenti dal 1862
Consistenza 727 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze

Durante la seconda metà dell’800, si insinuava nell’opinione pubblica sempre più la convinzione che una società ordinata dovesse sapere selezionare ed organizzare i soccorsi, per indirizzarli di volta in volta laddove ce n’era più bisogno, e che quindi occorresse servirsi a questo scopo dell’intervento dello Stato, l’unico attrezzato per individuare l’interesse generale e per armonizzare lo slancio caritativo con le esigenze sociali, ridimensionando l’iniziativa privata ed in particolare quella della Chiesa. Fu da questa idea, alla fine prevalente, che presero avvio e trovarono compimento le riforme crispine ed in particolare quella sulle Opere Pie, che diventarono Istituzioni Pubbliche di Beneficenza con la legge 17 luglio 1890, n. 6972.
(L’Educatorio della SS. Concezione detto “Di Fuligno“ di Firenze: il suo archivio la sua storia, Inventario a cura di A. Marucelli, Firenze 1999, p. 71 ).

In seguito a questa legge e con delibera consiliare del 24 aprile 1891, veniva istituita la Congregazione di Carità del Comune di Firenze, formalmente esistente già in base alla legge del 1862 sulle Opere Pie, ma in realtà utilizzata, fino allora, dall’amministrazione comunale solo come organo consultivo per riformare gli statuti delle opere pie o per approvare quelli di nuove istituzioni.
Nel 1880 il Comune di Firenze affidava alla Congregazione il conferimento di alcune doti e nel 1885 questa otteneva in amministrazione cinque opere pie di piccola entità. Finalmente nel 1889 assumeva l’erogazione dei sussidi di Montagliari a puerpere povere e nel 1890 il servizio della distribuzione dei sussidi a latte e di baliatici, che prima veniva svolto dalla Congregazione di S. Giovanni Battista.
Nella seduta consiliare del 26 giugno del 1892 veniva eletto alla presidenza della Congregazione il senatore Olinto Barsanti, che da allora svolgerà un ruolo chiave nella riorganizzazione dell’istituzione assistenziale. I suoi sforzi si concentrarono appunto nel raggruppare e trasformare le opere pie esistenti nella città, nel riordinare il servizio dei sussidi a latte e di baliatico, e soprattutto nell'aprire trattative con gli amministratori della Congregazione di S. Giovanni Battista per la fusione delle due istituzioni, ratificata ufficialmente con R. Decreto 11 dicembre 1892.
Dopo la fusione delle due istituzioni la Congregazione modificò il servizio della erogazione dei sussidi e nominò tre commissioni, preposte rispettivamente agli affari legali, alla finanza ed alla beneficenza.
Dai regolamenti e dai numerosissimi documenti che costituiscono il fondo è possibile ricostruire la struttura e l’organizzazione dell’istituzione. La Commissione di beneficenza si occupava dell’assegnazione dei sussidi all’infanzia, delle doti, dei sussidi ai malati, ammissione dei bambini agli ospizi marini e alle stazioni climatiche estive.
Dai Registri delle Istanze e dal Repertorio alfabetico per schede si possono ricavare, oltre alle concessioni dei sussidi, anche informazioni di carattere socio-economico relative alle persone che si rivolgevano alla Congregazione di Carità.
Il numeroso carteggio prodotto dalla Congregazione è organizzato in categorie riflettenti le varie funzioni: consiglio e deputati, personale, beneficenza, forniture, affari diversi, opere pie, eredità e lasciti, dormitorio pubblico.

ENTE COMUNALE DI ASSISTENZA
   
Estremi cronologici 1937 – 1978
Consistenza 139 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

Il fondo conserva la documentazione prodotta dall’ECA, dalla sua istituzione avvenuta con la Legge 3 giugno 1937, n. 847 fino al 1976, anno in cui l’ente fu sciolto in seguito alla riforma dei servizi sociali e le sue competenze trasferite alla USL.
Il fondo è costituito dai documenti contabili, dalle deliberazioni, dai protocolli della corrispondenza, dai fascicoli del personale, dagli elenchi degli assistiti, dalle buste relative al proprio patrimonio amministrato, dalla documentazione delle Opere pie e dell’Albergo popolare precedentemente amministrati dalla Congregazione di Carità, della quale il nuovo ente eredita il patrimonio e le competenze, dalle buste relative alle mense popolari ed ai centri per sinistrati istituiti nel dopoguerra e dalle buste relative all’assistenza alle famiglie colpite dall’alluvione del 1966.

L’Ente comunale di assistenza fu istituito con la Legge n. 847 del 3 giugno 1937, che gli attribuiva il compito di svolgere, nell’ambito del territorio comunale, l’assistenza immediata e temporanea alle famiglie e agli individui in condizioni di particolare necessità. Il nuovo ente sostituiva quindi la soppressa Congregazione di Carità della quale ereditava il patrimonio e le competenze.
Nelle unità archivistiche è documentato l’impegno assistenziale del nuovo ente, che si esplicò nella distribuzione di generi alimentari, indumenti, strumenti di lavoro, brace per il riscaldamento domestico; altre forme di soccorso erano il prestito di arnesi da lavoro, il pagamento di pigioni, la distribuzione di minestre ai più indigenti.

All’ECA fu anche affidata l’amministrazione delle Opere Pie prima concentrate nella Congregazione di carità, le quali, tranne poche eccezioni conservavano statuti, patrimoni e personalità giuridica proprie: tra queste l’Opera Pia Salvi Cristiani, destinata al ricovero di minori, il Dormitorio Pubblico (poi denominato Albergo Popolare) di via della Chiesa, affidato all’ECA nel 1940 e attivo ancora oggi, la Fondazione Ugo Schiff, impegnata nel procurare lavoro ai disoccupati, i Posti di Ristoro femminile e maschile per l’ospitalità diurna dei senzatetto, il Presepio Maria Vittoria, uno dei primi asili-nido fondati in città alla fine dell’800.
L’attività dell’ECA che, al contrario della Congregazione di Carità, ricevette finanziamenti statali sempre più consistenti, si integrò durante il fascismo con l’opera di assistenza dei 22 Gruppi Rionali, acquistando così una capillare presenza sul territorio; questa fu poi ampiamente valorizzata, mutatis mutandis, nel dopoguerra con la costituzione in ogni circoscrizione di una Commissione assistenziale - composta, tra gli altri membri, dal medico di zona, dal parroco e da un’assistente sanitaria - cui era delegata l’erogazione dei sussidi.
Durante la seconda guerra mondiale, l’ECA assunse, per incarico del Governo, anche l’assistenza alle famiglie dei richiamati alle armi, dei caduti e dei feriti di guerra; in seguito quella agli sfollati e ai profughi dalle colonie e dalle zone occupate dagli alleati; infine in seguito ai bombardamenti su Firenze e dei drammatici combattimenti del luglio - settembre 1944 per la liberazione della città, l’ECA fu chiamata a soccorrere migliaia di sinistrati fiorentini rimasti senza casa e senza lavoro.
Nell’immediato dopoguerra, sotto la guida di Giorgio La Pira - che ne fu presidente dal 1944 al 1957 - l’ECA dette un importante contributo alla ricostruzione morale e materiale della città, sostenendo con consistenti distribuzioni di indumenti, generi alimentari, pasti caldi e medicinali, il tenore di vita della popolazione, duramente provata dalla guerra e dall’inflazione che minava il potere di acquisto di pensioni e salari. Furono istituiti in quegli anni i Centri sinistrati per l’accoglienza di circa 200 famiglie e due mense popolari per i lavoratori. Completa e quantitativamente rilevante la documentazione relativa all’assistenza prestata alle famiglie colpite dall’alluvione del 1966.
L’ECA, in seguito alla riforma dei servizi sociali, fu sciolto nel 1976 e le sue competenze trasferite alla USL.

SCUOLE LEOPOLDINE
   
Estremi cronologici 1783 – 1976 con documenti dal 1544
Consistenza 1036 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

Nell’ambito della sua attività riformatrice, insieme al tentativo di dare nuovo impulso alle attività tessili per il cotone, la lana e la seta, Pietro Leopoldo stabilì di aprire istituti per fanciulle di modesta condizione per prepararle e renderle esperte in mestieri di prima necessità e niente o poco attinenti al lusso e alla moda.
Si istituirono dunque apposite scuole a Firenze, Siena, Pisa, Pistoia e Castiglione Fiorentino. Il regolamento del 1783 stabiliva che nelle scuole, gratuite, sarebbero stati insegnati i primi doveri di Religione ed il catechismo, le regole della Decenza, e pulitezza conveniente allo stato delle dette ragazze, il leggere, scrivere e Abbaco, e lavori donneschi, di maglia, cucito, e tessere, tanto di nastri, pannilini o lani di qualunque Genere.
Le scuole Leopoldine si distinguevano dagli altri modelli di educazione vigenti, anche per l’affidamento dell’insegnamento a maestre secolari e per la scelta di non internare le fanciulle, come avveniva nei conventi, ma di impartire loro le lezioni durante il giorno e riconsegnarle poi alle famiglie.
Le alunne dovevano eseguire lavori commissionati da privati, perché si è veduto con l’esperienza, che i traffici per conto di pubblica amministrazione, oltre ad incontrare l’odiosità dei Mercanti, e del Pubblico, sono per lo più a scapito e danno un minore stimolo a chi lavora per il dubbio che si voglia utilizzare sopra l’altrui sudore.
L’utile dei lavori andava interamente a titolo di Mercedi secondo le tariffe, e di sistemi veglianti, e in parte a titolo di premi.
Così per lungo tempo le quattro Scuole leopoldine di Firenze: S. Caterina, S. Paolo, S. Giorgio e S. Salvatore furono caratterizzate dall’assoluta preponderanza del lavoro manuale rispetto all’insegnamento del leggere e scrivere.
Trasformate poi dagli inevitabili mutamenti giuridici e strutturali, ne fu garantito il funzionamento come istituto professionale fino al 1976.
Ai documenti di carattere amministrativo – contabile si affiancano i registri dei lavori, le schede personali delle alunne, i risultati degli esami, le fotografie dei lavori di ricamo e di cucito che testimoniano la vita scolastica e lavorativa delle fanciulle.
Splendido per completezza, varietà e originalità delle serie, l’archivio comprende anche la documentazione prodotta da istituti assistenziali più antichi. Tra questi, di particolare rilievo, l’archivio della Pia Casa dei Mendicanti istituita nel 1621 per volere delle Reggenti Cristina di Lorena e Maria Maddalena d’Austria.
Scopo dell’istituzione era l’eliminazione dell’accattonaggio dalle strade di Firenze, pratica che si andava sempre più diffondendo a seguito della difficile congiuntura che si verificò fra il 1619 e il 1622. Come sede fu scelto l’ex convento di S. Salvatore di Camaldoli, ristrutturato per l’occasione dall’architetto Giulio Parigi, che ospiterà successivamente la scuola leopoldina di S. Salvatore. L’entrata nella Pia Casa dei Mendicanti poteva essere volontaria od imposta, il lavoro, una volta accolti, obbligatorio per tutti; la maggior parte degli ospiti però, si presentava spontaneamente ed erano invalidi, vecchi, vedove e orfani.
Col tempo la presenza femminile aumentò a tal punto, che la Casa divenne principalmente ricovero per ragazze pericolanti e donne a correzione, internate per garantirne l’onore o per espiare le colpe commesse. I documenti di questa istituzione, mettono in luce non solo le singole, interessantissime vicende personali degli ospiti, ma offrono una indubbia fonte di ricerca nell’ambito del lavoro femminile nella Firenze fra il diciassettesimo e diciottesimo secolo.

SPEDALE DI S. GIOVANNI DI DIO
   
Estremi cronologici 1604 – 1981
Consistenza 4054 unità archivistiche
Condizioni di accesso inventario a stampa e banca dati Archifirenze

Il fondo conserva i documenti prodotti dai religiosi dell’ordine di S. Giovanni di Dio dall'istituzione dell’ospedale avvenuta nel 1588, quando Ferdinando I concesse ai frati ospitalieri i locali dell’Ospedale dell’umiltà in Borgognissanti, fino al 1968. Attraverso le numerose serie archivistiche, ricostruite nei due inventari a cura di Lucia Sandri, si può ripercorrere l’intensa attività dell’ospedale sia dal punto di vista clinico che amministrativo.
Si possono consultare i registri degli ammalati, le note della spezieria, i libri delle messe, i registri del pronto soccorso e le carte della gestione patrimoniale.
Al fondo dell’ospedale di S. Giovanni di Dio si aggiungono, come fondi aggregati, quelli dell’ospedale della SS.ma Trinità di Filetto e dell’ospedale di S. Antonio di Livorno, anche questi gestiti dagli ospitalieri di S. Giovanni di Dio.

E’ verso la fine del XVI secolo che si registra a Firenze la presenza dei frati di San Giovanni di Dio, ordine ospitaliero originario della Spagna, diffusosi con rapidità in tutta Europa.
In un primo tempo, i religiosi si erano sistemati nei locali dell’ospedale di San Sebastiano dei Bini nel popolo di San Felice in piazza, poi in quello di San Niccolò dei Fantoni in San Pier Gattolini. Finalmente il 4 febbraio 1588 Ferdinando I concesse loro i locali dell’Ospedale dell’umiltà in Borgognissanti, originariamente fondato dal mercante di seta Simone Vespucci.
Immersi in un tessuto urbano decisamente povero, i frati si prodigavano curando personalmente gli infermi con salassi, decotti ed infusi potendo usufruire all’inizio dell’attività di ben pochi mezzi finanziari, ai quali sopperivano spesso con la questua accompagnata dalla singolare esortazione fate bene fratelli a voi stessi. Da qui l’appellativo Fatebenefratelli col quale anche a Firenze veniva chiamato l’ordine che fino ai nostri giorni ha svolto un ruolo primario nel sistema assistenziale cittadino.
L’antico complesso documentario è un punto di riferimento fondamentale per la ricerca storica sotto l’aspetto sociale, sanitario ed economico della città. Infatti nella serie degli Affari troviamo documenti di primaria importanza sull’origine del patrimonio ospedaliero, sull’attività svolta dai frati, sulla vita del convento, sul personale laico e religioso. Anche le controversie giudiziare, che l’ospedale spesso dovette affrontare per entrare in possesso dei beni lasciati dai benefattori, sono ampliamente documentate nelle buste degli Affari come testimoniano quelle relative ai Ferroni, ai Tozzetti, agli Averani, ai Chelli e ai Salviati.
Altri documenti di grande interesse sono quelli relativi all'amministrazione delle fattorie di proprietà dell’ospedale: Ruballa nel Comune di Bagno a Ripoli, Santa Gonda in quello di S. Miniato di Pisa e Petigliolo nel Chianti fiorentino.
In particolare sono da segnalare gli splendidi cabrei acquerellati a firma di Bernardo Fallani relativi ai beni del Valdarno e di Ruballa.
Nei documenti confluiti nella sezione dei Fondi aggregati si trovano notizie di due altri ospedali gestiti anch’essi dagli Ospitalieri di San Giovanni di Dio: l’ospedale della SS.ma Trinità di Filetto e quello di S. Antonio abate di Livorno.

L’Archivio dell’Ospedale di San Giovanni di Dio di Firenze.
Inventario a cura di L. Sandri. Cernusco sul Naviglio, Fatebenefratelli, 1991-2004.
vol. I: 1604-1890; vol II: 1891-1981.

 
TEATRO NICCOLINI "ACCADEMIA DEGLI INFUOCATI"
   
Estremi cronologici 1699 – 1945
Consistenza 222 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze

L’Accademia trae la sua origine da quella più antica dei Concordi sorta nel 1644 sotto la protezione del principe don Lorenzo de’ Medici. Gli Accademici, quasi tutti appartenenti alla corte, si riunivano nel Casino Mediceo di via del Parione. Alla morte del principe si sciolsero per ricostituirsi dopo poco col nome di Immobili; nel 1650 ottenuta la protezione del principe Giovan Carlo, affittarono alcuni locali in via del Cocomero, trasformandoli in poco tempo in un vero e proprio teatro intitolato al nome della via. Quali furono i reali motivi che portarono due anni più tardi gli Accademici alla scissione non è chiaro, sta di fatto che i più aristocratici mantennero il nome di Immobili e si trasferirono in via della Pergola, gli altri rimasero al Cocomero col nuovo nome di Infuocati e scelsero come impresa una bomba accesa col motto A tempo infuòcati.
Le due accademie avevano dato così vita ai primi due teatri pubblici della città.
Ampliato e rinnovato a più riprese, il teatro del Cocomero nel 1860 prese il nome di Niccolini per onorare l’autore delle opere ivi più rappresentate.

Il fondo conserva i documenti prodotti dall’Accademia e successivamente dagli impresari che ne gestirono l’ attività teatrale: registri dei forestieri ammessi a frequentare le sale dell’Accademia, documenti contabili, carte relative alle varie ristrutturazioni dell’immobile, fotografie, locandine e manifesti, borderò, carteggi con gli impresari delle più celebri compagnie teatrali dell’epoca.
I documenti. gravemente danneggiati dall'alluvione del 1966 sono stati in gran parte restaurati.
Ai fini di una corretta conservazione, sono stati digitalizzati molti dei documenti restaurati, fra questi 18 borderò delle stagioni teatrali dal 1885 al 1917, contenenti programmi e locandine degli spettacoli

 
TEATRO ALFIERI "ACCADEMIA DEI RISOLUTI"
   
Estremi cronologici 1664 – 1917
Consistenza 87 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze

Nel 1746, un gruppo di dieci rispettabili cittadini, appartenenti all’aristocrazia e alla borghesia si costituirono in Accademia col nome di Risoluti.
La loro insegna era un cavallo che attraversa le fiamme col motto Valoroso destrier passa e non cura, la loro sede il teatro di via del Giardino di proprietà del capitano Coletti. In seguito al provvedimento governativo del 1750 che ordinava la chiusura di tutti i teatri, esclusi quello della Pergola ed il Niccolini, l'attività dell'Accademia si interruppe, per riprendere solo nel 1760 con la costruzione di un nuovo e più ampio teatro sull’area di quello vecchio, con ingresso da via S. Maria da cui prese anche il nome. Nel 1828 l’architetto Vittorio Bellini lo ricostruì completamente, aumentando anche il numero dei palchi e il volume del palcoscenico. Il nuovo ingresso dava su via Pietrapiana.
I Risoluti avrebbero voluto intitolare il nuovo teatro al Granduca, ma la richiesta sembrò troppo ambiziosa: Leopoldo II concesse la sua protezione ma non accettò che il suo nome venisse utilizzato per denominare il teatro. Fu deciso allora di dedicarlo a Vittorio Alfieri, del quale erano già state rappresentate alcune tragedie.
Nel 1859 la gestione del teatro passò dalle mani dei Risoluti ad una nuova società, che mantenne comunque il nome e l’insegna. L’attività teatrale continuò ospitando celebrità di grande rilievo come la divina Duse, fino a quando il risanamento del quartiere di S. Croce nel 1934 ne decretò la fine con l’abbattimento dell’edificio.
Duecento anni d'attività sono documentati nei Rapporti serali dei Signori Accademici Risoluti d’ispezione al loro teatro Alfieri, nelle deliberazioni, statuti, libri di entrate ed uscite, manifesti e programmi.

 
SOCIETÀ ANONIMA EDIFICATRICE
   
Estremi cronologici 1848 – 1976
Consistenza 187 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

L’archivio della Società anonima edificatrice è stato depositato presso l’Archivio storico nel 1993, in seguito alla convenzione dell’11 maggio 1993, rep. n° 54344 stipulata tra il Comune di Firenze e la Med Edificatrice dal 1849 S.p.A.
L’archivio contiene i documenti prodotti dalla società per azioni fondata nel 1848 dall’architetto Guidotti e da Giovanni Sandrini, con lo scopo di costruire abitazioni popolari nel quartiere di Barbano destinato inizialmente agli artigiani tessitori. In realtà il quartiere, una volta ultimato, verrà abitato dal ceto medio lasciando irrisolto il problema delle abitazioni per le classi povere.
La tipologia del complesso residenziale, tuttora esistente sul viale Strozzi, comprende 101 alloggi, 12 magazzini a terreno e un forno distribuiti intorno a cinque corti interne.
La società costruisce negli anni 1848-1850 un altro vasto complesso popolare nel quartiere delle Cascine in via Montebello, poi successivamente in via S. Gallo, Borgo Pinti, via del Campuccio, via della Mattonaia, S. Niccolò e S. Jacopino.
Con la deliberazione consiliare del 14 ottobre 1865 il Comune di Firenze affida alla Società l’amministrazione delle case di legno e ferro di sua proprietà, situate in via Settignanese, Porta alla Croce e Pignone, dove risiedono le classi povere che non hanno trovato posto nei nuovi quartieri occupati dai ceti borghesi.

E’ stato redatto un dettagliato elenco di consistenza dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana che ha individuato due serie, ciascuna con propria numerazione: la prima (nn. I-XXX) contiene documenti relativi ai rapporti della Società col Comune di Firenze, ai progetti per la costruzione dei fabbricati ai rapporti con la Cassa di Risparmio di Firenze ed altri istituti; la seconda (nn. 1-156) comprende invece la documentazione essenziale del settore societario, tecnico e amministrativo - contabile.

ISTITUTO NAZIONALE SORDOMUTI
   
Estremi cronologici 1882 – 1991
Consistenza 295 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

L’Istituto ebbe origine dalla Società per l’educazione dei sordomuti sorta nell’aprile del 1882 con lo scopo di istruire giovani con problemi di udito e di linguaggio. Nel maggio del 1884 la società aprì la prima scuola fiorentina per sordomuti, sotto forma di scuola pubblica ad esternato e dal 1887 in poi come istituto-convitto. I beni immobili e il denaro lasciati in eredità nel 1888 dalla principessa Elena Koltzoff Massalsky Ghica, più nota come Dora d’Istria, permisero all’Istituto una stabilità economica indispensabile per il suo sviluppo. Con il Regio Decreto del 15 dicembre 1895 fu eretto in Ente Morale e la sua ragione sociale assunse l’attuale denominazione. Nel maggio 1907 l’Istituto acquistò la sede nell’odierno viale Gramsci, successivamente nel 1935 acquistò una vasta proprietà in via del Guarlone destinata a scuola di agricoltura e giardinaggio e poi a colonia estiva per i giovani ospiti.

Dal 1935 al 1973 furono effettuati in questa proprietà numerosi lavori di ampliamento e ristrutturazione che permisero l’apertura di un asilo per bambini sordi, una sezione elementare femminile, nuovi dormitori, una infermeria, una medicheria ed ampi spazi all’aperto per le attività ludiche e sportive degli alunni.
Oltre all’ istruzione primaria l’Istituto si impegnò notevolmente nella formazione professionale degli allievi più grandi, creando officine interne, laboratori di falegnameria, legatoria, sartoria e calzoleria. Dopo la seconda guerra mondiale furono aboliti i laboratori interni e gli alunni furono avviati presso laboratori ed officine esterne con ottimi risultati educativi. Importanti risorse furono destinate negli anni, alla realizzazione di aule di rieducazione elettroacustica, di un gabinetto audiologico a cui successivamente si affiancò un gabinetto ortofonico per consentire efficaci trattamenti di rieducazione. L’archivio è costituito sia dai documenti relativi all’attività amministrativa, contabile e patrimoniale dell’istituto, sia da quelli relativi all’attività scolastica e riabilitativa dei giovani allievi, fino alla cessazione avvenuta nel 1979, per effetto del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 che attua il passaggio degli istituti pubblici di assistenza e beneficenza ai Comuni. A tale data l’Istituto nazionale sordomuti è passato al Comune di Firenze nelle sue funzioni, con il suo personale e con i suoi beni patrimoniali, cessando di esistere come ente dopo quasi un secolo di attività dedicata all’insegnamento ed alla formazione professionale di allieve e allievi con problemi di linguaggio e di udito. Numerosi i documenti danneggiati dall’alluvione del 1966.

COMITATO FIORENTINO PER L'ASSISTENZA AI CIECHI DI GUERRA
   
Estremi cronologici 1915 – 1978
Consistenza 369 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze

L'archivio conserva i documenti prodotti dal comitato a partire dal primo dopo guerra.
Fin dal 1919 i ciechi di guerra avevano costituito a Firenze il Comitato pro pensioni, punto di partenza dell’Unione dei ciechi di guerra che Aurelio Nicolodi fonderà a Genova l'anno successivo. Firenze rappresentò il centro di riferimento nazionale per l’associazione, ufficialmente trasformata in Ente morale dal R. D. del 29 luglio1923, n. 1789.
Da qui, per più di vent’anni, la Presidenza nazionale dell’Unione opererà costruttivamente per il riscatto morale e materiale dei non vedenti, sviluppando idee assolutamente nuove per l’epoca nel campo dell’assistenza, del lavoro e dello studio. Nel 1929 venne fondata la prima scuola europea per cani guida, nel 1930 fu inaugurato il nuovo Istituto nazionale per ciechi ed infine nel 1934 si costituì l’Ente nazionale di lavoro per ciechi, le cui strutture più significative erano proprio il maglificio e le altre manifatture fiorentine. Il capoluogo toscano divenne così il luogo ideale di accoglienza per tutti i non vedenti desiderosi di assicurarsi un’esistenza dignitosa ed indipendente.
Nel 1945 la sede centrale dell’associazione fu trasferita a Roma e la presidenza passò da Nicolodi a Paolo Bentivoglio.

OPERA NAZIONALE MATERNITÀ E INFANZIA
   
Estremi cronologici 1934 – 1980
Consistenza 229 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

Con la Legge 10 dicembre 1925, n. 2277 e relativo regolamento approvato con R.D. 15 aprile 1926, n. 718, viene istituita l’Opera nazionale maternità e infanzia con l’intento di provvedere, attraverso il suo organo centrale e quelli periferici provinciali e comunali alla protezione e all’assistenza delle gestanti e delle madri bisognose o abbandonate; dei bambini lattanti e divezzi sino al quinto anno, appartenenti a famiglie bisognose, dei fanciulli fisicamente o psichicamente anormali e dei minori materialmente o moralmente abbandonati, traviati o delinquenti sino all’età di anni diciotto compiuti (art. 4 legge 2277). Inoltre l’Opera nazionale ha potere di vigilanza e di controllo su tutte le altre istituzioni pubbliche e private del settore.
A livello nazionale è amministrata da un Consiglio centrale e da una Giunta esecutiva, a livello provinciale viene istituita una Federazione fra le istituzioni pubbliche e private, diretta da un Consiglio direttivo con funzione esecutiva delle disposizioni dell’organo centrale di vigilanza.
Nei comuni vengono istituiti i Comitati di patronato con il compito di realizzare e organizzare gli ambulatori specializzati, gli asili nidi e tutte quelle forme previste dalla legge per l’assistenza delle madri e la protezione dei fanciulli.
Le cariche dei componenti sia degli organi centrali che periferici sono gratuite.
L’O.N.M.I. viene soppresso con il D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 relativo al Trasferimento e deleghe di funzioni amministrative dello Stato.

L’archivio del Comitato comunale di patronato conserva la documentazione amministrativa, contabile e di gestione del personale impiegato nei nidi, nei consultori pediatrici, nei ricoveri e nei refettori per gestanti, nutrici e fanciulli bisognosi, la documentazione relativa agli assistiti e la corrispondenza con gli organi centrali e provinciali dai quali il comitato dipendeva.

CONSORZIO PROVINCIALE DEI PATRONATI SCOLASTICI
   
Estremi cronologici 1948 – 1978
Consistenza 119 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

L’archivio conserva i documenti prodotti dal Consorzio dei Patronati scolastici della Provincia di Firenze, dalla sua costituzione avvenuta il 15 ottobre 1948 in seguito al D.L. 24 gennaio 1947, n.457, fino allo scioglimento nel 1977 con il D.P.R.del 24 luglio, n.616.
La documentazione riguarda l’attività di coordinamento dei patronati comunali, di aggiornamento professionale degli insegnanti impegnati nei doposcuola, di promozione di tutte quelle attività integrative volte ad incrementare l’assistenza scolastica. I Consorzi provinciali nascono con il D.L. 24 gennaio 1947, n. 457, art.15, successivamente con la legge 4 marzo 1958, n.261 sul Nuovo ordinamento dei Patronati Scolastici e dei Consorzi Provinciali se ne specifica ulteriormente le funzioni e l’organizzazione: art.14 – Il Consorzio provinciale dei Patronati scolastici ha i seguenti compiti:

1) attuare forme di collegamento e di coordinamento delle attività dei Patronati consorziati e di promuovere iniziative che possono contribuire ad una maggiore qualificazione degli operatori assistenziali impegnati presso il Patronato ed al miglioramento delle sue prestazioni;

2) tenere rapporti con gli enti che operano nel settore della assistenza scolastica e minorile in genere;

3) rappresentare i Patronati consorziati nei loro rapporti con il Ministero dell’Interno;

Sia il Consorzio che i Patronati si sciolgono in seguito al D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616.
I documenti conservati nell’archivio sono relativi, oltre alla parte amministrativa – contabile, a corsi di aggiornamento per insegnanti del doposcuola e per il personale amministrativo dei patronati scolastici, alla gestione del servizio scuola-bus, a convegni e concorsi per la promozione di attività integrative nella scuola e nei doposcuola, all’organizzazione dei centri di orientamento scolastico per le scuole medie, alla gestione della “ Casa-scuola Pieragnoli” e ad attività assistenziali varie.

PATRONATO SCOLASTICO COMUNALE
   
Estremi cronologici 1947 – 1978
Consistenza 215 unità archivistiche
Condizioni di accesso banca dati Archifirenze
 

L’archivio conserva i documenti prodotti dall’Ente preposto dalla legge a provvedere all’assistenza degli alunni delle scuole materne, elementari e di avviamento, poi medie inferiori.

Si deve alla Circolare ministeriale n. 30 dell’8 febbraio 1897, denominata circolare Gianturco dal nome del ministro della Pubblica Istruzione che la emanò, la nascita dei patronati scolastici che insieme alla istituzione della refezione scolastica, agevolarono l’accesso all’istruzione pubblica fornendo abiti, scarpe, medicinali e materiale di cancelleria ai bambini delle classi più disagiate.
Il 21 aprile del 1900 i vari patronati fiorentini decisero di unirsi in Consorzio fra i Patronati Scolastici del Comune di Firenze per meglio amministrare i loro magri bilanci provenienti dai contributi governativi, ai quali si aggiunsero poi quelli del Comune, della Provincia, dei vari Enti assistenziali e dei privati.

Con la Legge 4 giugno 1911, n. 487 Riguardante provvedimenti per la istruzione elementare e popolare ed il relativo regolamento approvato con R.D. 2 gennaio 1913, n. 604, si istituisce formalmente in ogni comune il Patronato scolastico per fornire assistenza agli alunni delle scuole elementari attraverso l’istituzione della mensa scolastica, la concessione di sussidi per calzature e vestiario e la distribuzione di cancelleria e materiale didattico.
L’evoluzione dei patronati scolastici comunali passa attraverso il testo unico sulla pubblica istruzione approvato con R.D. 5 febbraio1928, n. 577 e relativo regolamento generale sui servizi dell’istruzione elementare, approvato con R.D. 26 aprile 1928, n. 1297 al Riordinamento dei Patronati scolastici che ne ridefinisce funzioni e ordinamento approvato con il D.L. 24 gennaio 1947, n. 457, fino alla Legge 4 marzo 1958, n. 261 sul nuovo ordinamento dei Patronati e dei Consorzi, completate dai relativi statuti tipo, che subiscono modifiche negli anni.
L’art. 2 della legge del 1958 definisce le funzioni dell’ente:
Il Patronato ha personalità giuridica di diritto pubblico e, al fine di superare le condizioni di natura economico - sociale che rendono difficile l’adempimento dell’obbligo e che anche possono gravemente compromettere il rendimento scolastico, fornisce gratuitamente agli alunni bisognosi libri, cancelleria, indumenti, medicinali; organizza la integrazione alimentare anche sotto forma di refezione scolastica a favore degli alunni sopradetti; istituisce e gestisce dopo-scuola, inter-scuola, ricreatori, colonie; favorisce l’assistenza igienico - sanitaria scolastica e cura ogni altra iniziativa che integri l’azione educatrice della scuola.
I Patronati scolastici vengono soppressi con il D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 relativo al Trasferimento e deleghe di funzioni amministrative dello Stato.
L’archivio comprende oltre alla documentazione amministrativa – contabile, quella relativa alla gestione e organizzazione delle colonie estive, dei doposcuola, delle varie attività di assistenza svolte presso le scuole elementari, medie e negli istituti privati, nonchè la documentazione relativa ai Patronati di sezione ed ai rapporti con il Provveditorato agli studi.

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